La Copertura in Legno negli interventi di Ampliamento Volumetrico

La Copertura in Legno negli interventi di Ampliamento Volumetrico

Oggi un post un po’ diverso. 

Nell’esercizio della professione, capita spesso (in quasi tutti i casi) di dover scegliere come realizzare una copertura per un ampliamento volumetrico.

Negli interventi di ampliamento volumetrico in sopraelevazione c’è l’esigenza (o anche se non c’è l’esigenza, c’è comunque la volontà) di utilizzare materiali leggeri.

La scelta di utilizzare materiali leggeri, che deriva dalla volontà di ridurre al minimo l’aumento dei carichi in strutture esistenti, porta spesso alla scelta del tetto in legno come copertura del volume da realizzare.

Vorrei porre l’attenzione sulla prestazione energetica del tetto in legno, spesso trascurata o non adeguatamente progettata.

La prestazione energetica della copertura: normativa

Non mi dilungherò troppo su tutto ciò che richiede la normativa sul contenimento dei consumi energetici, e sui vari casi.

Ipotizziamo un ampliamento volumetrico superiore al 15% del volume esistente, con la scelta della copertura in legno.

La normativa richiede particolare attenzione non solo alle prestazioni invernali (trasmittanza termica), ma anche alle prestazioni energetiche estive, finalizzate alla riduzione dell’uso degli impianti di raffrescamento e al miglioramento del comfort durante la stagione estiva.

Avete presente quando, in estate, già dalle 10 di mattina avete caldo dentro casa?

Beh, sappiate che se la copertura (e più in genere tutto il volume) è ben progettato e realizzato, questo può non succedere.

La copertura in legno se da un lato ha l’enorme vantaggio di essere leggero e quindi ridurre notevolmente i carichi sull’edificio sottostante, dall’altra parte “paga” l’assenza di massa sia nella prestazione energetica estiva che nella prestazione acustica.

La normativa in materia di risparmio energetico recita

la verifica, relativamente a tutte le pareti opache orizzontali e inclinate, che il valore del modulo della trasmittanza termica periodica YIE, di cui alla lettera d), del comma 2, dell’articolo 2, del presente decreto, sia inferiore a 0,18 W/m2K;

Provo a tradurre.

Sostanzialmente ci informa che per valutare la prestazione estiva di una struttura è necessario che la trasmittanza termica periodica sia inferiore 0,18 W/m2K.

La trasmittanza termica periodica è definita come 

trasmittanza termica periodica YIE (W/m²K): parametro che valuta la capacita’ di una parete opaca di sfasare e attenuare la componente periodica del flusso termico che la attraversa nell’arco delle 24 ore, definita e determinata secondo la norma UNI EN ISO 13786:2008 e successivi aggiornamenti;

Che tradotto nel “parlacomemangi“, significa che se volete ridurre quel fastidioso effetto di caldo interno all’abitazione durante l’estate, dovrete far in modo che la vostra struttura abbia uno sfasamento termico adeguato: ovvero, dovrete aumentare il tempo che ci mette il calore ad attraversare la vostra copertura. 

Facciamo un esempio pratico:

Se progetto e realizzo una copertura in legno con adeguati materiali dal calore specifico elevato, o con una buona massa (anche se perdo il vantaggio della struttura leggera), ottengo una trasmittanza termica e una trasmittanza termica periodica inferiore a quella prevista dalla legge, ma soprattutto ottengo uno sfasamento termico superiore alle 10 ore, generalmente 12 h.

Questo significa che il calore impiega 12 ore ad attraversare la mia copertura: ergo, se la copertura nel periodo estivo inizia a prendere sole dalle 7 di mattina, il calore non entrerà nell’ambiente interno prima delle 7 di sera. 

Se non si sta attenti a questo valore, e si utilizzano solo materiali plastici (polistirene, poliuretano, ecc…) nella stratigrafia, seppur con un alto spessore, lo sfasamento termico sarà basso (4 o 5 ore), e dalle 11 o 12 di mattina all’interno dell’ambiente si morirà di caldo.

Se ci pensate, sono 7 ore di differenza in meno, sull’utilizzo di un climatizzatore.

Conclusione

Ho scritto questo post perché vedo troppo spesso delle situazioni in cui la coibentazione del tetto è studiata e proposta dalla ditta che vende il legno e monterà il tetto, che per questioni puramente commerciali ha la tendenza a soddisfare il cliente nel ridurre il preventivo proprio riducendo la coibentazione, o scegliendo materiali meno costosi e non idonei.

Con questo non voglio dire che le ditte che vendono il legno e propongono i tetti non abbiano o non propongano pacchetti di copertura adeguati e di valore; dico solo che dobbiamo essere noi progettisti e direttori dei lavori ad indicare e controllare che un certo pacchetto di copertura rispetti la normativa. E, soprattutto, migliori la qualità della vita interna all’abitazione del nostro cliente.

Potete realizzarlo come preferite: ventilato, microventilato, non ventilato, con materiali plastici o naturali, con sughero, lana di roccia o di pecora, fibre di legno, lana di legno, lana di vetro, polistirene, poliuretano, con grafite, ecc…

Non c’è un modo giusto di realizzare un tetto in legno (mentre di modi sbagliati, ce ne sono una marea).

L’aspetto da non trascurare è la prestazione energetica della struttura, con particolare attenzione a quella estiva: considerato l’investimento effettuato per la realizzazione di un piano casa, non mi pare corretto cercare di contenere le spese proprio sull’aspetto che ti permetterà di vivere meglio, e ti permetterà risparmiare a lungo termine nell’uso dell’impianto di condizionamento.

Ing. Enrico Craboledda

PS: l’articolo è volutamente “non tecnico”. La norma in materia di contenimento dei consumi energetici non richiede solo la verifica che ho indicato, e la prestazione estiva del volume non dipende solo dalla copertura.  

Leave a Comment

Altri Articoli