Legge Regionale 11 gennaio 2019, n.1

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Legge di Semplificazione 2018

Titolo I Riduzione del numero delle leggi regionali

Capo I Modifiche e abrogazione di leggi regionali

Art. 1 Riduzione del numero delle leggi regionali

1. In attuazione dell’articolo 4 della legge regionale 20 ottobre 2016, n. 24 (Norme sulla qualità della regolazione e di semplificazione dei procedimenti amministrativi), l’allegato A alla presente legge reca l’elenco delle disposizioni di legge regionali per le quali è necessaria l’abrogazione espressa.
2. Le disposizioni abrogate con la presente legge continuano ad applicarsi per la disciplina dei rapporti sorti nel periodo della loro vigenza e per l’esecuzione degli impegni di spesa assunti in base alle disposizioni medesime.
3. Ai sensi dell’articolo 15 delle disposizioni preliminari al Codice civile restano comunque fermi gli effetti delle abrogazioni implicite di disposizioni regionali non comprese nell’allegato A.

Titolo II Disposizioni in materia di agriturismo e di pesca

Capo I Disposizioni in materia di agriturismo e di pesca

Art. 2 Modifiche alla legge regionale n. 11 del 2015 (Misure straordinarie di accoglienza)

1. Alla legge regionale 11 maggio 2015, n. 11 (Norme in materia di agriturismo, ittiturismo, pescaturismo, fattoria didattica e sociale e
abrogazione della legge regionale n. 18 del 1998),
sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) dopo il comma 7 dell’articolo 4 è inserito il
seguente:
“7 bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nell’ipotesi in cui la somministrazione di
alimenti e bevande sia svolta nell’ambito dell’attività di
accoglienza straordinaria di cui all’articolo 11 del
decreto legislativo n. 142 del 2015.”;
b) dopo il comma 4 dell’articolo 7 è inserito il
seguente:
“4 bis. Fermo restando il rapporto di connessione e
complementarietà di cui all’articolo 20, il limite di cui al
comma 1, lettera a), non si applica nell’ambito
dell’attività di accoglienza straordinaria di cui
all’articolo 11 del decreto legislativo n. 142 del 2015.”;
c) al comma 3 dell’articolo 26 le parole “e al rilascio
del relativo attestato di iscrizione” sono soppresse;
d) alla lettera e) del comma 1 dell’articolo 28 le
parole “l’attestato di iscrizione all’Albo regionale della
multifunzionalità” sono soppresse.

Art. 3 Modifiche all’articolo 3 della legge regionale
n. 9 del 2018 (Disposizioni in materia di licenze di pesca
nelle acque interne)

1. All’articolo 3 della legge regionale 20 marzo 2018,
n. 9 (Disposizioni in materia di pesca), sono apportate
le seguenti modifiche:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. A decorrere dal 1° gennaio 2020 la licenza di
pesca di tipo A è costituita dalla ricevuta di versamento
della tassa di concessione regionale su cui sono
riportati i dati anagrafici del pescatore e la causale del
versamento, da esibire unitamente a un documento di
identità valido ed alla attestazione di avvenuta
presentazione della comunicazione di inizio attività.”;
b) il comma 4 è sostituito dal seguente:
“4. Con decreto del Presidente della Regione, previa
deliberazione della Giunta regionale, su proposta
dell’Assessore regionale competente in materia di
pesca, sono stabiliti:
a) i requisiti e le modalità di presentazione della
comunicazione di inizio attività per l’esercizio della
pesca professionale nelle acque interne e le modalità
per la relativa verifica;
b) l’importo, le modalità ed i tempi di versamento
della tassa di concessione regionale dovuta per
l’esercizio della pesca professionale nelle acque
interne, a titolo di rimborso delle spese istruttorie;
c) l’importo, le modalità ed i tempi di versamento
della tassa di concessione regionale dovuta per le licenze di tipo B e C a titolo di partecipazione alle
spese di gestione della banca dati delle comunicazioni
di esercizio della pesca sportiva nelle acque interne;
d) le modalità della comunicazione di esercizio della
pesca sportiva nelle acque interne della Sardegna.”.

Titolo III Disposizioni in materia ambientale

Capo I Disposizioni in materia di aree naturali protette, tutela
della fauna selvatica e regolamentazione dell’attività venatoria

Art. 4 Modifiche alla legge regionale n. 20 del 2014 (Parco di Gutturu Mannu)

1. Alla legge regionale 24 ottobre 2014, n. 20
(Istituzione del Parco naturale regionale di Gutturu
Mannu), sono apportate le seguenti modifiche:
a) la lettera c) del comma 2 dell’articolo 3 è sostituita
dalla seguente:
“c) il revisore dei conti.”;
b) l’articolo 7 è sostituito dal seguente:
“Art. 7 (Organo di controllo)
1. I poteri di controllo sulla gestione e sulla
contabilità del parco sono esercitati da un revisore dei
conti, scelto dall’assemblea del parco tra i revisori
legali iscritti nei registri previsti dalla normativa
vigente.
2. Il revisore dei conti è nominato con decreto
dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente.
3. Il revisore esercita la vigilanza sulla regolarità
contabile e finanziaria della gestione del parco con le
modalità previste dalla normativa contabile degli enti
pubblici e sulla base dei regolamenti dell’ente parco.
4. Il revisore dei conti dura in carica tre anni.”;
c) l’articolo 8 è sostituito dal seguente:
“Art. 8 (Direttore del parco)
1. Il direttore del parco, di seguito denominato
direttore, assicura la gestione amministrativa
complessiva dell’ente, cura l’attuazione dei programmi
e il conseguimento degli obiettivi fissati
dall’assemblea. Al direttore spetta l’adozione dei
connessi atti a rilevanza esterna.
2. Il direttore è nominato dall’assemblea del parco
all’interno di una rosa di tre candidati, a seguito di
selezione ad evidenza pubblica, tra persone in
possesso del diploma di laurea e dei requisiti per
l’accesso alla dirigenza pubblica di comprovata
professionalità ed esperienza almeno quinquennale
nel coordinamento di strutture organizzative presso organismi privati o enti pubblici, e con esperienze
maturate nella gestione di progetti volti alla tutela e
alla valorizzazione ambientale.
3. Le procedure di selezione per la nomina del primo
direttore del parco sono gestite da uno dei comuni
appartenenti al parco. Successivamente provvede una
apposita commissione nominata dall’assemblea del
parco. Lo statuto disciplina i casi di incompatibilità.
4. Il direttore è incaricato per un periodo di cinque
anni, prorogabile una sola volta.
5. Al direttore spetta il trattamento economico
stabilito dall’assemblea del parco, che non è
comunque superiore a quello stabilito per i dirigenti
degli enti locali.
6. Il direttore ha la responsabilità gestionale in
relazione agli obiettivi dell’ente e quella della
correttezza dell’azione amministrativa.”;
d) il comma 1 dell’articolo 18 è sostituito dal
seguente:
“1. Nelle aree del parco è prescritto, per lo
svolgimento di determinate attività indicate dal piano e
dal regolamento del parco, fatto salvo quanto previsto
dagli articoli 22 e 146 del decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del
paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio
2002, n. 137), il preventivo nulla osta da parte dell’ente
parco. Il nulla osta è rilasciato dal direttore del parco, a
richiesta dell’interessato, entro sessanta giorni. Il
direttore del parco, nello stesso termine, può
richiedere integrazioni per una sola volta e rinviare di
ulteriori trenta giorni dalla ricezione delle stesse i
termini di rilascio del nulla osta.”;
e) l’articolo 21 è sostituito dal seguente:
“Art. 21 (Norme di salvaguardia provvisorie)
1. Fino all’approvazione del piano del parco e dei
relativi regolamenti, fermi restando eventuali vincoli
maggiormente restrittivi, sono vietate le seguenti
attività:
a) effettuare dicioccamenti, dissodamenti,
decespugliamenti, arature in terreni con pendenze
superiori al 35 per cento e comunque l’asportazione di
massa vegetale evoluta, in grado di proteggere
adeguatamente il suolo; raccogliere fossili, minerali e
concrezioni, anche in grotta;
b) effettuare nuovi interventi che modificano le
caratteristiche idrogeologiche delle acque; sono
ammesse le opere in alveo e gli interventi idraulici di
messa in sicurezza per la mitigazione del rischio
idraulico, sulla base di piani, programmi e progetti
disposti dalle autorità preposte e nel rispetto delle
normative vigenti, in materia di tutela delle acque,
sicurezza idraulica, salvaguardia delle caratteristiche
naturali dell’alveo e mantenimento della varietà e
molteplicità delle biocenosi fluviali e riparie;
c) creare ogni forma di discarica di rifiuti solidi e
liquidi non prevista dai piani e programmi regionali;
d) realizzare nuovi insediamenti che diano luogo ad immissioni in atmosfera, fatta eccezione per quanto
previsto dai piani e programmi regionali.
2. Nel medesimo termine di cui al comma 1, è
consentito l’uso di fuochi all’aperto in conformità
all’articolo 182, comma 6 bis, del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), ai
piani di gestione di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento
recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa
alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonché della flora e della fauna selvatiche), e alle
prescrizioni di cui all’articolo 3, comma 3, lettera f),
della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge quadro
in materia di incendi boschivi).
3. Nel medesimo termine di cui al comma 1, è
consentita l’introduzione e il trasporto da parte di
privati, in possesso di regolare licenza, di armi,
munizioni da caccia o altri mezzi di prelievo venatorio
permessi dalla legge, in conformità a quanto previsto
dall’articolo 21, comma 1, lettera g) della legge 11
febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della
fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio),
e dall’articolo 61, comma 1, lettera h) della legge
regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la
protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della
caccia in Sardegna).
4. Previo nulla osta della Giunta regionale sono
comunque consentite le opere funzionali alla
realizzazione di impianti per la produzione di energie
alternative.
5. Nelle aree perimetrate dal Piano stralcio assetto
idrogeologico (PAI), approvato con decreto del
Presidente della Giunta regionale n. 67 del 10 luglio
2006, si fa riferimento alle norme tecniche di
attuazione dello stesso.
6. Per quanto riguarda il patrimonio edilizio, valgono
le prescrizioni degli strumenti urbanistici dei comuni
interessati.”.

Art. 5 Modifiche alla legge regionale n. 21 del 2014 (Parco di Tepilora)

1. Alla legge regionale 24 ottobre 2014, n. 21
(Istituzione del Parco naturale regionale di Tepilora),
sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) la lettera c) del comma 2 dell’articolo 3 è sostituita
dalla seguente:
“c) il revisore dei conti.”;
b) l’articolo 7 è sostituito dal seguente:
“Art. 7 (Organo di controllo)
1. I poteri di controllo sulla gestione e sulla
contabilità del parco sono esercitati da un revisore dei
conti, scelto dall’assemblea del parco tra i revisori
legali iscritti nei registri previsti dalla normativa
vigente. 2. Il revisore dei conti è nominato con decreto
dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente.
3. Il revisore esercita la vigilanza sulla regolarità
contabile e finanziaria della gestione del parco con le
modalità previste dalla normativa contabile degli enti
pubblici e sulla base dei regolamenti dell’ente parco.
4. Il revisore dei conti dura in carica tre anni.”;
c) il comma 3 dell’articolo 8 è sostituito dai seguenti:
“3. Il direttore del parco, di seguito denominato
direttore, assicura la gestione amministrativa
complessiva dell’ente, cura l’attuazione dei programmi
e il conseguimento degli obiettivi fissati dall’assemblea
dei soci. Al direttore spetta l’adozione dei connessi atti
a rilevanza esterna.
3 bis. Il direttore è nominato dal presidente all’interno
di una rosa di tre candidati, a seguito di selezione ad
evidenza pubblica, tra persone in possesso del
diploma di laurea e dei requisiti per l’accesso alla
dirigenza pubblica di comprovata professionalità ed
esperienza almeno quinquennale nel coordinamento di
strutture organizzative presso organismi privati o enti
pubblici e con esperienze maturate nella gestione di
progetti volti alla tutela e alla valorizzazione
ambientale.
3 ter. Le procedure di selezione per la nomina del
primo direttore del parco sono gestite da uno dei
comuni appartenenti al parco. Successivamente
provvede una apposita commissione nominata dal
presidente. Lo statuto disciplina i casi di
incompatibilità.
3 quater. Il direttore è incaricato per un periodo di
cinque anni, prorogabile una sola volta.
3 quinquies. Al direttore spetta il trattamento
economico stabilito dall’assemblea del parco, che non
é comunque superiore a quello stabilito per i dirigenti
degli enti locali.
3 sexies. Il direttore ha la responsabilità gestionale in
relazione agli obiettivi dell’ente e quella della
correttezza dell’azione amministrativa.”;
d) il comma 1 dell’articolo 18 è sostituito dal
seguente:
“1. Nelle aree del parco è prescritto, per lo
svolgimento di determinate attività indicate dal piano e
dal regolamento del parco, fatto salvo quanto previsto
dagli articoli 22 e 146 del decreto legislativo n. 42 del
2004, il preventivo nulla osta da parte dell’ente parco.
Il nulla osta è rilasciato dal direttore del parco, a
richiesta dell’interessato, entro sessanta giorni. Il
direttore del parco, nello stesso termine, può
richiedere integrazioni per una sola volta e rinviare, di
ulteriori trenta giorni dalla ricezione delle stesse, i
termini di rilascio del nulla osta.”;
e) dopo il comma 1 dell’articolo 21 è aggiunto il
seguente:
“1 bis. Nel medesimo termine di cui al comma 1 è
consentito l’uso di fuochi all’aperto in conformità all’articolo 182, comma 6 bis, del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), ai
piani di gestione di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento
recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa
alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonché della flora e della fauna selvatiche), e alle
prescrizioni di cui all’articolo 3, comma 3, lettera f),
della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge quadro
in materia di incendi boschivi).”.

Capo II Disposizioni in materia forestale

Art. 6 Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2016 (Razionalizzazione delle procedure di approvazione dei piani forestali)

1. Alla legge regionale 27 aprile 2016, n. 8 (Legge
forestale della Sardegna) sono apportate le seguenti
modifiche ed integrazioni;
a) dopo la lettera b) del comma 6 dell’articolo 4 è
aggiunta le seguente:
“b bis) i cespugliati di cisto derivanti dalla
colonizzazione di pascoli erbacei, che danno una
copertura del suolo inferiore al 50 per cento.”;
b) all’articolo 9:
1) il comma 2 è così modificato:
“2. Il PFP è redatto in coerenza con la vigente
pianificazione forestale di livello superiore e con gli
indirizzi delineati dal Piano forestale di distretto, su
iniziativa del proprietario, pubblico o privato, o del
soggetto gestore dei terreni interessati. Il PFP
sostituisce le Prescrizioni di massima e di polizia
forestale di cui al regio decreto 16 maggio 1926, n.
1126 (Approvazione del regolamento per l’applicazione
del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267,
concernente il riordinamento e la riforma della
legislazione in materia di boschi e di terreni montani)
ed è approvato dal servizio territoriale del Corpo
forestale e di vigilanza ambientale.”;
2) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
“2 bis. Fino a quando il PFP definitivo o quello
provvisorio non è reso esecutivo, i tagli dei boschi
pubblici sono autorizzati dal Servizio territoriale del
Corpo forestale e di vigilanza ambientale. I piani e gli
interventi di cui al presente comma sono autorizzati
nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto
legislativo n. 42 del 2004; a tal fine il Servizio
territoriale del Corpo forestale formula in favore
dell’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione
paesaggistica un parere sulla sussistenza delle
fattispecie di cui all’articolo 149, comma 1, lettere b) e
c) del medesimo decreto legislativo n. 42 del 2004.”;
c) dopo il comma 5 dell’articolo 19 sono inseriti i
seguenti:
“5 bis. Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale
autorizza gli interventi in zone sottoposte a vincolo
idrogeologico e, in presenza di istanze finalizzate
all’esecuzione di interventi di cui all’articolo 149,
comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 42 del
2004, contestualmente comunica la non necessità di
autorizzazione paesaggistica ai sensi dell’articolo 146
del medesimo decreto legislativo. Restano ferme nelle
restanti ipotesi le attribuzioni agli altri rami
dell’Amministrazione regionale e agli enti delegati
competenti al rilascio dell’autorizzazione
paesaggistica.
5 ter. Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma
13, del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 (Testo
unico in materia di foreste e filiere forestali) il Corpo
forestale e di vigilanza ambientale certifica che le
pratiche selvicolturali, i trattamenti e i tagli selvicolturali
di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c) del medesimo
decreto legislativo n. 34 del 2018, sono eseguiti in
conformità alle disposizioni del medesimo decreto ed
alle norme regionali.”.

Art. 7 Gestione dei terreni da parte dell’Agenzia Forestas

1. I terreni pubblici del Monte Pascoli di cui alla
legge regionale 6 settembre 1976, n. 44 (Riforma
dell’assetto agro-pastorale) per i quali siano
intervenute le scadenze dei contratti di affitto alla data
del 31 ottobre 2018, in base all’articolo 17, comma 5,
della legge regionale n. 8 del 2016, passano alla
gestione dell’Agenzia Forestas, che ne acquisisce i
terreni, le strutture, le attrezzature presenti.
2. Al fine di garantire la continuità gestionale dei
terreni e delle strutture l’Agenzia Forestas è
autorizzata ad inquadrare temporaneamente nel
proprio organico il personale impegnato dagli affittuari
fino alla data di risoluzione del contratto anche
attraverso un percorso triennale di utilizzo, nell’ambito
delle risorse disponibili nel proprio bilancio e nel
rispetto delle vigenti facoltà assunzionali.

Art. 8 Indennità per miglioramenti sui fondi

1. Per le finalità di cui all’articolo 17, comma 4, della
legge regionale 30 giugno 2011, n. 12 (Disposizioni nei
vari settori di intervento), ai fini della corresponsione
delle indennità previste dall’articolo 17 della legge 3
maggio 1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari), una
quota pari ad euro 350.000 del contributo annuo all’Agenzia Forestas (missione 09 – programma 02 –
titolo 1 – capitolo SC04.1918) è destinata per l’anno
2019 in favore degli affittuari dei terreni del Monte
Pascoli di cui alla legge regionale n. 44 del 1976, che
abbiano cessato il contratto di affitto alla data del 31
ottobre 2018 quale indennità sui miglioramenti eseguiti
sul fondo.

Capo III Disposizioni in materia di VIA e VINCA

Art. 9 Procedure di valutazione di progetti ricadenti all’interno dei siti della Rete natura 2000

1. Nell’articolo 5, comma 24, della legge regionale 7
agosto 2009, n. 3 (Disposizioni urgenti nei settori
economico e sociale), le parole “I progetti riportati
all’allegato IV del decreto legislativo n. 4 del 2008
ricadenti anche parzialmente all’interno dei siti della
Rete natura 2000 sono assoggettati alla procedura di
valutazione di impatto ambientale”, sono così
modificate: “I progetti riportati nell’allegato IV alla parte
seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
(Norme in materia ambientale) ricadenti anche
parzialmente all’interno dei della Rete natura 2000
sono assoggettati alla procedura di verifica di
assoggettabilità a VIA ai sensi dell’articolo 10, comma
3, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e alla
procedura di valutazione di incidenza ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre
1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della
direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e
della fauna selvatiche).”.

Art. 10 Modifiche alla legge regionale n. 9 del 2006 (Aree protette e Rete natura 2000. Conferimenti agli enti locali)

1. All’articolo 47 della legge regionale 12 giugno
2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti
locali), sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 3 le parole “alle province” sono
sostituite dalle seguenti: “alle province, anche
associate con i comuni interessati; ai comuni e loro
forme associative; agli enti gestori di aree naturali
protette”;
b) al comma 4 le parole “alle province” sono
sostituite dalle seguenti: “alle province e agli enti
gestori di aree naturali protette”.

Capo IV Disposizioni in materia di semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti in materia ambientale

Art. 11 Modifiche all’articolo 47 della legge regionale n. 24 del 2016 (Digitalizzazione e semplificazione dei procedimenti ambientali)

1. Dopo il comma 2 dell’articolo 47 della legge
regionale n. 24 del 2016, è inserito il seguente:
“2 bis. Per i procedimenti in materia ambientale
rientranti nella competenza del SIRA, le comunicazioni
tra enti pubblici avvengono mediante l’utilizzo della
piattaforma informatica del SIRA. L’istanza e la relativa
documentazione utili ai fini dello svolgimento
dell’istruttoria, dell’emissione di pareri o determinazioni
sono rese disponibili agli enti coinvolti nel fascicolo
virtuale della pratica creata nel SIRA.”.

Titolo IV Disposizioni in materia di enti locali e urbanistica

Capo I Disposizioni in materia di risorse idriche e difesa del suolo

Art. 12 Modifiche all’articolo 61 della legge regionale n. 9 del 2006 (Risorse idriche e difesa del suolo)

1. Dopo la lettera a) del comma 3 dell’articolo 61
della legge regionale n. 9 del 2006, sono aggiunte le
seguenti:
“a bis) rilascio di autorizzazioni al
prelievo/asportazione di materiale legnoso trasportato
dalla piena dei fiumi, quando compatibile con i progetti
di manutenzione e con i limiti quantitativi di cui alla
Direttiva per la manutenzione degli alvei e la gestione
dei sedimenti, e con totale compensazione fra costi
sostenuti e valore di legnatico. La compensazione non
opera quando l’attività di prelievo/asportazione è
eseguita con continuità e/o a fini produttivi;
a ter) rilascio di autorizzazioni e/o concessioni per i
tagli controllati di vegetazione lungo gli alvei di
proprietà demaniale (sfalcio d’erba, taglio piante, taglio
canne) quando compatibili con i progetti di
manutenzione e previa acquisizione dei pareri di tutti
gli enti competenti in materia idraulica e di tutela del
patrimonio ambientale e naturalistico e nulla osta
dell’Assessorato regionale degli enti locali, finanze ed
urbanistica, in ordine alla sola titolarità del diritto
dominicale sul bene demaniale. Gli oneri concessori
per il materiale prelevato possono essere introitati dagli enti preposti alla manutenzione e utilizzati
esclusivamente per operazioni di ripristino della
funzionalità idraulica, previa approvazione del progetto
di manutenzione.”.

Capo II Modifiche alla legge regionale n. 23 del 1985 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistica ed edilizia)

Art. 13 Modifiche all’articolo 7 bis della legge regionale n. 23 del 1985 (Tolleranze edilizie)

1. Dopo il comma 1 dell’articolo 7 bis della legge
regionale 11 ottobre 1985, n. 23 (Norme in materia di
controllo dell’attività urbanistico-edilizia, di risanamento
urbanistico e di sanatoria di insediamenti ed opere
abusive, di snellimento ed accelerazione delle
procedure espropriative), è aggiunto il seguente:
“1 bis. La disposizione di cui al comma 1 si applica
anche nei casi in cui le previsioni legislative o
regolamentari, comprese le disposizioni in materia di
distanze e di requisiti igienico-sanitari, individuano
misure minime.”.

Art. 14 Modifiche all’articolo 7 ter della legge regionale n. 23 del 1985 (Varianti in corso d’opera)

1. La lettera d) del comma 2 dell’articolo 7 ter della
legge regionale n. 23 del 1985 è sostituita dalla
seguente:
“d) prevedono interventi in difformità dalle eventuali
prescrizioni contenute nel progetto approvato.”.
2. Dopo l’articolo 7 ter della legge regionale n. 23 del
1985 è inserito il seguente:
“Art. 7 quater (Agibilità degli immobili)
1. Ai fini dell’agibilità sono ammesse, in deroga alle
previsioni degli strumenti urbanistici comunali, deroghe
ai requisiti di altezza minima e rapporti aero-illuminanti
previsti dal decreto del Ministro della sanità 5 luglio
1975 (Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20
giugno 1896 relativamente all’altezza minima ed ai
requisiti igienico sanitari principali dei locali
d’abitazione), per gli immobili:
a) esistenti alla data di entrata in vigore del decreto
ministeriale 5 luglio 1975 che abbiano mantenuto le
caratteristiche originarie, adeguatamente
documentate, e che presentino caratteristiche
tipologiche specifiche del luogo meritevoli di
conservazione, nei quali siano effettuati interventi
finalizzati al recupero del patrimonio edilizio oppure,
ove ammessi dalla disciplina vigente, di ampliamento
o di ristrutturazione edilizia;
b) sottoposti a vincolo ai sensi della parte II del
decreto legislativo n. 42 del 2004, nei quali siano
effettuati gli stessi interventi previsti alla lettera a);
c) ubicati all’interno della zona urbanistica
omogenea A, dei centri di antica e prima formazione,
dei centri specializzati del lavoro o dell’insediamento
rurale sparso di cui all’articolo 51 delle Norme tecniche
di attuazione del Piano paesaggistico regionale, nei
quali siano effettuati interventi, ove ammessi dalla
disciplina vigente, di nuova costruzione o di
ristrutturazione edilizia, anche con demolizione e
ricostruzione.
2. La deroga relativa alle altezze minime è limitata ai
soli casi in cui sia necessario mantenere l’allineamento
con gli orizzontamenti contigui e preesistenti oppure
sia necessario riproporre le caratteristiche originarie
del fabbricato demolito. La deroga nel caso dei
rapporti aero-illuminanti è limitata solo quando non sia
possibile modificare le caratteristiche originarie delle
bucature o realizzarne di nuove.
3. La deroga è applicabile purché, a giudizio del
Servizio sanitario competente, sia dimostrata, in
relazione alla destinazione d’uso, al numero degli
occupanti e ad ogni altra circostanza, l’esistenza di
idonee o equivalenti condizioni igienico-sanitarie
dell’immobile, anche mediante l’adozione di misure
compensative.
4. Nel caso di locali adibiti a luogo di lavoro sono
comunque assicurati i parametri minimi previsti dalla
normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul
lavoro.”.

Art. 15 Modifiche all’articolo 10 bis della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere soggette a SCIA)

1. Nell’articolo 10 bis della legge regionale n. 23 del
1985, sono apportate le seguenti modifiche ed
integrazioni:
a) al comma 1:
1) alla lettera e) dopo le parole “tettoie di copertura”
sono inserite le seguenti: “di superficie non superiore a
30 mq”;
2) alla lettera j) le parole “e di strutture di qualsiasi
genere che siano utilizzati come ambienti di lavoro,
depositi, magazzini e simili”, sono sostituite dalle
seguenti: “amovibili, che siano utilizzati come ambienti
di lavoro, depositi, magazzini e simili, di superficie non
superiore a 15 mq”;
3) dopo la lettera j) è inserita la seguente:
“j bis) interventi edilizi di qualsiasi natura che
prevedano la realizzazione di volumetrie all’interno
delle aree cimiteriali.”;
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente: “3 bis. La SCIA costituisce titolo per l’esecuzione dei
lavori dalla data della presentazione ed è sottoposta a
termini di efficacia per l’inizio e la fine dei lavori pari a
quelli del permesso di costruire.”.

Art. 16 Modifiche all’articolo 11 della legge regionale n. 23 del 1985 (Categorie funzionali urbanisticamente rilevanti e destinazione d’uso)

1. Nell’articolo 11 della legge regionale n. 23 del
1985, sono apportate le seguenti modifiche:
a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
“1 bis. La destinazione d’uso di un fabbricato o di
una unità immobiliare è quella prevalente in termini di
superficie utile.”;
b) al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: “La dotazione minima di servizi strettamente
connessi alla residenza da assicurare nella formazione
dei piani attuativi è pari al 5 per cento del volume
complessivamente previsto dal piano attuativo.”;
c) dopo il comma 2 è inserito il seguente:
“2 bis. Nelle zone urbanistiche omogenee A, B e C
all’interno dei piani attuativi approvati e, se di iniziativa
privata, convenzionati, è consentita la modifica della
destinazione delle volumetrie per servizi connessi alla
residenza nel rispetto delle previsioni di cui al comma
2 e a condizione che siano state ottemperate tutte le
disposizioni convenzionali. La modifica è subordinata
alla positiva valutazione del consiglio comunale, da
rendersi entro sessanta giorni dalla richiesta con
apposita deliberazione, che costituisce variante allo
strumento urbanistico generale e al relativo piano
attuativo.”;
d) il comma 5 è sostituito dal seguente:
“5. Il mutamento della destinazione d’uso di cui al
comma 3 è sempre ammesso, salvo espresse
previsioni dello strumento urbanistico introdotte
successivamente all’entrata in vigore della legge
regionale 3 luglio 2017, n. 11 (Disposizioni urgenti in
materia urbanistica ed edilizia. Modifiche alla legge
regionale n. 23 del 1985, alla legge regionale n. 45 del
1989, alla legge regionale n. 8 del 2015, alla legge
regionale n. 28 del 1998, alla legge regionale n. 9 del
2006, alla legge regionale n. 22 del 1984 e alla legge
regionale n. 12 del 1994).”;
e) al comma 11, dopo le parole “È consentito” sono
aggiunte le parole: “, in aggiunta ai casi previsti dai
commi 2 bis, 5, 7 e 9,”;
f) al comma 13 dopo le parole “eseguito in assenza”
è inserita la parola “di”;
g) dopo il comma 13 è inserito il seguente:
“13 bis. Nei casi di mutamento di destinazione d’uso
eseguito in assenza di SCIA o comunicazione, fino
all’irrogazione della sanzione pecuniaria, può essere
ottenuto l’accertamento di conformità, al ricorrere delle
condizioni di cui all’articolo 16, comma 1. La sanatoria
è subordinata alla presentazione della
documentazione progettuale prevista e al pagamento
degli oneri di concessione dovuti in conformità alla
normativa vigente, in misura doppia, ovvero, in caso di
gratuità a norma di legge, in misura pari a quella
prevista dall’articolo 16 del decreto del Presidente
della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
edilizia), e, comunque, in entrambi i casi, in misura
non inferiore a euro 500.”.

Art. 17 Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 23 del 1985 (Opere eseguite in assenza di SCIA o in difformità da essa)

1. L’articolo 14 della legge regionale n. 23 del 1985 è
sostituito dal seguente:
“Art. 14 (Opere eseguite in assenza di SCIA o in
difformità da essa)
1. La realizzazione degli interventi edilizi previsti
dall’articolo 10 bis, comma 1, lettere a), b), d), e), j), e
k), in assenza di SCIA o in difformità da essa,
comporta, salvo quanto previsto al comma 6,
l’applicazione di una sanzione pecuniaria di euro 1.000
qualora le opere eseguite siano conformi alla disciplina
urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della
realizzazione dell’intervento sia al momento
dell’accertamento della violazione. La sanatoria è
condizionata alla presentazione della documentazione
prevista dall’articolo 10 bis, comma 2, al pagamento
della sanzione prevista e al pagamento degli oneri di
costruzione ove dovuti.
2. Negli stessi casi di cui al comma 1, prima
dell’accertamento dell’esecuzione delle opere in
assenza di SCIA o in difformità da essa, può essere
trasmessa una comunicazione di mancata SCIA
corredata di tutti gli elaborati previsti dall’articolo 10
bis, comma 2; in tal caso la sanatoria è condizionata al
pagamento di una sanzione pecuniaria di euro 500 e
al pagamento degli oneri di costruzione ove dovuti.
Fatta salva l’applicazione dell’articolo 7 ter, comma 6,
la SCIA, spontaneamente effettuata quando
l’intervento è in corso di esecuzione, comporta
l’applicazione di una sanzione di euro 250.
3. Nel caso di opere eseguite in assenza dei
presupposti legittimanti la SCIA o nel caso di opere
rientranti nella disciplina della SCIA, ma non conformi
alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al
momento della realizzazione dell’intervento, si
applicano le sole sanzioni previste dagli articoli 6 e 7.
4. Se le opere sono eseguite in assenza di SCIA o in difformità da essa su immobili comunque vincolati da
norme statali e regionali, si applicano le misure
sanzionatorie previste dalle vigenti disposizioni che,
nel solo caso di sanzioni pecuniarie, si sommano alla
sanzione di cui ai commi 1 e 2.
5. Se le opere sono eseguite in assenza di SCIA o in
difformità da essa in dipendenza di calamità naturali o
di avversità atmosferiche dichiarate di carattere
eccezionale, la sanzione pecuniaria di cui ai commi 1
e 2 non si applica.
6. Nei casi di SCIA di cui all’articolo 10 bis, comma
1, lettere c), f), g), h) e i), le sanzioni per opere
eseguite in assenza e/o in difformità dalla SCIA sono
quelle previste dalle vigenti disposizioni per le opere
eseguite in assenza e/o in difformità dal permesso di
costruire.”.

Art. 18 Modifiche all’articolo 15 della legge regionale n. 23 del 1985 (Interventi di edilizia libera)

1. Nell’articolo 15 della legge regionale n. 23 del
1985, sono apportate le seguenti modifiche ed
integrazioni:
a) al comma 1:
1) alla lettera a) dopo la parola “disposizioni” è
inserita la seguente: “legislative”;
2) alla lettera g), le parole “e di manufatti accessori
entrambi” sono soppresse;
3) alla lettera h), dopo le parole “di spazi esterni”
sono inserite le seguenti: “delle aree pertinenziali degli
edifici esistenti”;
4) alla lettera j), dopo le parole “aree ludiche” sono
inserite le seguenti: “senza fini di lucro”;
5) dopo la lettera j) sono aggiunte le seguenti:
“j bis) interventi edilizi di qualsiasi natura che non
prevedano la realizzazione di volumetrie all’interno
delle aree cimiteriali;
j ter) gli interventi d’installazione delle pompe di
calore aria-aria di potenza termica utile nominale
inferiore a 12 kw;
j quater) i pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli
edifici, da realizzare al di fuori della zona A di cui al
decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968,
n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di
altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi
tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e
produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività
collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da
osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti
urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi
dell’articolo 17 della legge n. 765 del 1967).”;
b) dopo la lettera j) del comma 2, sono aggiunte le
seguenti:
“j bis) realizzazione di manufatti accessori con
volume vuoto per pieno non superiore a 10 mc;
j ter) installazione di cartellonistica stradale, anche
pubblicitaria e realizzazione di cavalcafossi;
j quater) interventi di demolizione senza
ricostruzione;”;
c) al comma 5, il periodo “Per gli interventi di cui al
comma 2, lettere a), b), c) e d)” è sostituito dal
seguente: “Per gli interventi di cui al comma 2, lettere
a), b), c), d) e j quater)”.

Art. 19 Modifiche all’articolo 15 quater legge regionale n. 23 del 1985 (Parcheggi privati)

1. Nell’articolo 15 quater della legge regionale n. 23
del 1985, sono apportate le seguenti modifiche ed
integrazioni:
a) dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
“1 bis. Con apposita direttiva, da approvare secondo
le modalità di cui all’articolo 5, comma 8, della legge
regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e
la tutela del territorio regionale), la Regione disciplina
le dotazioni di parcheggi in funzione delle categorie
funzionali urbanisticamente rilevanti di cui all’articolo
11.
1 ter. Nelle more dell’approvazione della direttiva di
cui al comma 1 bis, nei cambi di destinazione d’uso
anche urbanisticamente rilevanti ai sensi dell’articolo
11 verso la destinazione d’uso turistico-ricettiva, la
dotazione minima di aree per parcheggi pubblici o ad
uso pubblico è pari ad 1 mq ogni 40 mc di volume
urbanistico della costruzione nel caso di unità
immobiliari ricadenti all’interno delle zone urbanistiche
omogenee A, B e nelle zone urbanistiche omogenee
C, D, e G purché attuate, e di 1 mq ogni 15 mc di
volume urbanistico della costruzione negli altri casi.
Non è richiesta alcuna dotazione ulteriore di parcheggi
pubblici o privati quando la nuova destinazione
turistico ricettiva, ancorché urbanisticamente rilevante,
non comporti variazioni in aumento dei limiti e dei
rapporti previsti dal decreto assessoriale n. 2266/U del
1983. Qualora, per gli immobili ricadenti all’interno
delle zone urbanistiche omogenee A, B e nelle zone
urbanistiche omogenee C, D, e G purché attuate, sia
dimostrata l’impossibilità di reperire spazi idonei da
destinare al soddisfacimento dei fabbisogni per
parcheggi, è consentita, nei cambi di destinazione
d’uso di cui al presente comma, la monetizzazione
delle aree per parcheggi.”;
b) al comma 2:
1) le parole “legittimamente realizzati” sono sostituite
dalle seguenti: “legittimamente realizzate”;
2) è aggiunto in fine il seguente periodo: “, fatto
salvo un diverso accordo tra le parti proprietarie”.
2. Dopo l’articolo 15 quater della legge regionale n.
23 del 1985 è inserito il seguente: “Art. 15 quinquies (Disposizioni in materia di aree
per la sosta di veicoli)
1. La realizzazione, in ambito extraurbano, delle
aree ad uso pubblico per la sosta di veicoli, anche
temporanee, e di quelle previste dall’articolo 21 della
legge regionale 28 luglio 2017, n. 16 (Norme in
materia di turismo) e, all’interno della fascia dei 2.000
metri dalla linea di battigia marina, di quelle dirette a
soddisfare esigenze non legate all’uso del mare, è
subordinata all’adozione di apposita deliberazione
consiliare che, ferme le previsioni dell’articolo 22 bis
della legge regionale n. 45 del 1989 e nel rispetto delle
altre disposizioni vigenti e degli atti di pianificazione
sovraordinati, detta i criteri per la loro individuazione e
ne regolamenta l’uso. Sono escluse le aree
pertinenziali destinate al soddisfacimento dei
fabbisogni di aree di sosta delle attività commerciali,
turistico-ricettive, direzionali, industriali o artigianali.”.

Art. 20 Modifiche all’articolo 16 della legge regionale n. 23 del 1985 (Accertamento di conformità)

1. Al comma 4 dell’articolo 16 della legge regionale
n. 23 del 1985, dopo le parole “in misura doppia” sono
aggiunte le seguenti: “, oppure, in caso di gratuità a
norma di legge, in misura pari a quella prevista
dall’articolo 16 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 380 del 2001, e successive modifiche e
integrazioni e comunque, in entrambi i casi, in misura
non inferiore a euro 500.”.

Capo III Modifiche alla legge regionale n. 45 del 1989 (Norme per l’uso del territorio regionale)

Art. 21 Modifiche all’articolo 2 della legge regionale n. 45 del 1989 (Soggetti)

1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale 22
dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del
territorio regionale) è aggiunto il seguente:
“Art. 2 bis (Conferenza di copianificazione)
1. La conferenza di copianificazione è la sede in cui
gli enti competenti si esprimono sugli strumenti di
pianificazione del territorio di competenza dei soggetti
della pianificazione territoriale al fine di:
a) verificare il rispetto delle previsioni della legge e
della normativa vigente in materia urbanistica edilizia e
paesaggistica;
b) verificare l’adeguamento e la conformità agli
strumenti di pianificazione sovraordinati o agli altri atti
adottati a tutela di rilevanti interessi pubblici in materia
di paesaggio, ambiente, assetto idrogeologico e
adattamento ai cambiamenti climatici;
c) esprimere le valutazioni in merito agli aspetti
connessi all’assetto idrogeologico;
d) esprimere le valutazioni in merito agli aspetti
connessi alla Valutazione ambientale strategica (VAS);
e) esprimere le valutazioni in merito agli aspetti
connessi alla Valutazione di incidenza ambientale
(VINCA);
f) assicurare il coordinamento delle politiche
territoriali con le politiche dell’Unione europea, statali e
regionali.
2. La conferenza di copianificazione acquisisce,
coordinandole nelle diverse fasi di approvazione degli
atti di governo del territorio, le risultanze degli
endoprocedimenti relativi alla VAS, alla VINCA,
all’adeguamento al Piano di assetto idrogeologico e
alla copianificazione dei beni di cui all’articolo 49 delle
Norme tecniche di attuazione (NTA) del PPR, come
già disciplinati dalle specifiche disposizioni che
regolano le relative procedure.
3. Alla conferenza di copianificazione si applicano
per quanto compatibili le norme della conferenza dei
servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241
(Nuove norme sul procedimento amministrativo).
4. Nella prima seduta della conferenza di
copianificazione è approvata la calendarizzazione
delle sedute successive, che stabilisce il termine entro
il quale si concludono i lavori e l’organizzazione degli
stessi e che tiene conto delle interrelazioni tra le
valutazioni di competenza dei vari enti coinvolti.
5. La conferenza di copianificazione è convocata,
salvo diversa disposizione, dal soggetto che svolge la
funzione pianificatoria. Alla conferenza partecipano:
a) i rappresentanti dell’Amministrazione regionale
competenti alla verifica di coerenza degli atti di
pianificazione con le vigenti disposizioni in materia di
governo del territorio e con gli atti di pianificazione
sovraordinati;
b) i rappresentanti dell’Amministrazione regionale
competenti all’approvazione degli studi di assetto
idrogeologico redatti a livello comunale;
c) i rappresentanti dell’Amministrazione regionale
competenti in materia di VINCA, nel caso in cui il
territorio oggetto di pianificazione comprenda o
proponga Siti di importanza comunitaria (SIC), Zone
speciali di conservazione (ZSC) e Zone di protezione
speciale (ZPS);
d) l’autorità competente in materia ambientale;
e) i rappresentanti dell’Agenzia regionale per la
protezione dell’ambiente della Sardegna (ARPAS).
6. Alla conferenza di copianificazione sono invitate a
partecipare le amministrazioni statali preposte alla
tutela del paesaggio.
7. In sede di conferenza di copianificazione i
partecipanti si esprimono attraverso osservazioni,
intese, concerti, pareri, ivi compresi quelli sulla coerenza con gli strumenti sovraordinati di governo del
territorio, con il quadro legislativo e con le direttive
regionali, nulla osta o atti di assenso comunque
denominati previsti dalle vigenti disposizioni.
8. Le valutazioni espresse ai sensi del comma 1
nelle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d), e) e f) sono
vincolanti.
9. La conferenza di copianificazione si conclude,
salvo diversa disposizione, con un verbale, sottoscritto
dai partecipanti, contenente l’acquisizione di intese,
concerti, pareri, ivi compresi quelli sulla coerenza con
gli strumenti sovraordinati di governo del territorio, con
il quadro legislativo e con le direttive regionali, nulla
osta o atti di assenso comunque denominati previsti
dalla legislazione vigente e rilasciati dalle
amministrazioni pubbliche nella conferenza di
copianificazione.”.
2. Con deliberazione della Giunta regionale sono
definite, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore
della presente legge, le modalità per correlare e
coordinare, in coerenza con gli articoli 2 bis, 20 e 21
della legge regionale n. 45 del 1989, i diversi
procedimenti propedeutici all’approvazione degli atti di
governo del territorio e sono delineate le modalità di
conclusione dei procedimenti in corso, che possono
seguire anche le procedure previgenti in ragione del
loro differente stato di definizione.

Art. 22 Integrazioni all’articolo 5 della legge regionale n. 45 del 1989 (Regolamento edilizio unico)

1. Dopo il comma 8 bis dell’articolo 5 della legge
regionale n. 45 del 1989 è aggiunto il seguente:
“8 ter. La Regione, a recepimento dell’intesa
sottoscritta il 20 ottobre 2016 tra il Governo, le regioni
e i comuni, in sede di Conferenza unificata,
concernente l’adozione del regolamento edilizio tipo e
previa intesa da acquisire in sede di Conferenza
permanente Regione-enti locali approva, con la
procedura prevista dal comma 8, una direttiva sul
Regolamento edilizio unico, contenente le definizioni
tecniche uniformi e le altre disposizioni aventi
incidenza sull’attività urbanistico-edilizia da uniformare
a livello regionale, che devono essere recepite nei
regolamenti edilizi comunali. I comuni, con
deliberazione di consiglio comunale da trasmettere
alla Regione, conformano i regolamenti edilizi, di cui
all’articolo 19, comma 1, lettera l), della legge
regionale n. 45 del 1989, alla suddetta direttiva nel
termine di centottanta giorni dalla data della sua
pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione
autonoma della Sardegna (BURAS), decorsi i quali i
contenuti trovano diretta applicazione, prevalendo
sulle disposizioni comunali difformi. Nel rispetto
dell’autonomia regolamentare dei comuni, il
regolamento può individuare gli argomenti sui quali il
testo approvato dal consiglio comunale può scostarsi
da quello del Regolamento tipo senza che ciò ne
invalidi l’efficacia. Resta ferma l’autonomia
regolamentare dei comuni negli argomenti non
specificamente trattati dalla direttiva.”.

Art. 23 Modifiche all’articolo 20 della legge regionale n. 45 del 1989 (Formazione, adozione ed approvazione del piano urbanistico comunale e intercomunale)

1. L’articolo 20 della legge regionale n. 45 del 1989 è
così sostituito:
“Art. 20 (Procedura di approvazione del piano
urbanistico comunale o intercomunale)
1. Entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della
Legge di semplificazione 2018, i comuni, singoli o
associati, deliberano l’avvio del procedimento per la
formazione del PUC. Contestualmente i comuni,
singoli o associati, comunicano all’autorità competente
in materia ambientale l’avvio del processo di VAS del
PUC e, laddove non si sia ancora dato corso, avviano
l’elaborazione dello Studio comunale di assetto
idrogeologico ai sensi degli articoli 8 e 37 delle Norme
tecniche di attuazione del Piano di assetto
idrogeologico (PAI). La mancata deliberazione di avvio
del procedimento determina la decadenza
dall’erogazione dei contributi economici di cui
all’articolo 41 della legge regionale n. 45 del 1989.
2. Il PUC, nella sua stesura preliminare, è presentato
dal sindaco al consiglio comunale entro i successivi
centottanta giorni. Il Piano urbanistico preliminare
contiene gli indirizzi per la pianificazione, le analisi e le
valutazioni preliminari inerenti agli aspetti relativi
all’assetto idrogeologico, agli aspetti paesaggistici,
ambientali, storico-culturali e insediativi, richieste ai fini
dell’adeguamento al PPR e il Rapporto ambientale
preliminare comprendente le informazioni richieste
dall’Allegato VI alla parte II del decreto legislativo n.
152 del 2006.
3. Entro gli stessi termini il consiglio comunale adotta
lo Studio comunale di assetto idrogeologico, di cui al
comma l, e lo sottopone alla procedura di
approvazione da parte del Comitato istituzionale
dell’Autorità di bacino di cui all’articolo 7 della legge
regionale 6 dicembre 2006, n. 19 (Disposizioni in
materia di risorse idriche e bacini idrografici). In attesa
dell’adozione dello studio comunale di assetto
idrogeologico da parte dell’Autorità di bacino
regionale, nelle nuove aree di pericolosità il consiglio
comunale prevede, quali misure di salvaguardia di cui
al comma 7 dell’articolo 65 del decreto legislativo n.
152 del 2006, l’applicazione delle relative norme del 4. Il consiglio comunale, entro i successivi trenta
giorni, delibera sul Piano urbanistico preliminare e lo
trasmette all’autorità competente in materia
ambientale. Il Piano è pubblicato sul sito internet
istituzionale del comune, dell’autorità competente in
materia ambientale e della Regione, ai fini della
consultazione preliminare di cui all’articolo 13 del
decreto legislativo n. 152 del 2006, ed è presentato,
unitamente all’autorità competente in materia
ambientale, in apposite sedute di consultazione
pubblica.
5. L’adozione preliminare dello Studio comunale di
assetto idrogeologico da parte del Comitato
istituzionale dell’Autorità di bacino costituisce l’atto
necessario per la prosecuzione dell’iter approvativo del
PUC.
6. Il comune predispone il PUC nel termine di
centottanta giorni dalla approvazione del Piano
preliminare. Il PUC è adottato con deliberazione del
consiglio comunale .
7. Entro quindici giorni dall’adozione il PUC,
corredato della deliberazione del Comitato istituzionale
dell’Autorità di bacino relativa alla adozione
preliminare della variante ai sensi dell’articolo 37 delle
Norme di attuazione del PAI, del Rapporto ambientale,
della sintesi non tecnica e, qualora necessario, dello
Studio di incidenza ambientale, è depositato a
disposizione del pubblico presso la segreteria del
comune e presso la sede dell’autorità competente in
materia ambientale anche ai fini del decreto legislativo
n. 152 del 2006 e dell’articolo 37 delle Norme di
attuazione del PAI. Dell’avvenuta adozione e del
deposito è data notizia mediante pubblicazione di un
avviso sul BURAS e sul sito internet istituzionale del
comune, dell’autorità competente in materia
ambientale e della Regione.
8. I piani urbanistici comunali adottati in assenza
anche di uno dei sopracitati documenti, nonché della
deliberazione del Comitato istituzionale dell’Autorità di
bacino relativa alla adozione preliminare della variante
ai sensi dell’articolo 37 delle Norme di attuazione del
PAI, sono improcedibili e non possono essere
sottoposti alla conferenza di copianificazione di cui al
comma 9.
9. Entro il termine di sessanta giorni dalla
pubblicazione dell’avviso di cui al comma 7 sul
BURAS, chiunque può prendere visione del PUC
adottato e presentare osservazioni in forma scritta.
Entro lo stesso termine il comune convoca, ai sensi
dell’articolo 2 bis, la conferenza di copianificazione.
10. Alla scadenza dei sessanta giorni dal deposito,
l’Autorità di bacino convoca, laddove non si sia già
proceduto, la conferenza programmatica finalizzata
all’acquisizione dei pareri e all’esame e valutazione
delle eventuali osservazioni pervenute in merito ai
contenuti della variante di cui all’articolo 37 delle
Norme di attuazione del PAI.
11. Il Comitato istituzionale dell’Autorità di bacino,
anche sulla base delle risultanze della conferenza
programmatica, delibera l’approvazione della variante
al PAI, che viene successivamente approvata con
decreto del Presidente della Regione, previa
deliberazione della Giunta regionale. La variante al
PAI diventa esecutiva alla data di pubblicazione sul
BURAS del decreto del Presidente della Regione.
12. Entro quarantacinque giorni dalla scadenza del
termine di cui al comma 9, il comune provvede ad una
istruttoria preliminare delle osservazioni pervenute. Gli
esiti della istruttoria preliminare sono trasmessi,
unitamente ad una copia di tutte le osservazioni
pervenute, all’autorità competente in materia
ambientale e ai rappresentanti dell’Amministrazione
regionale competenti alla verifica di coerenza degli atti
di pianificazione, i quali si esprimono in sede di
conferenza di copianificazione. Qualora il comune non
provveda all’invio dell’istruttoria preliminare entro il
termine indicato, i tempi del procedimento possono
essere sospesi per un massimo di trenta giorni.
13. Entro il termine di centoventi giorni dalla
scadenza del termine di cui al comma 9, le autorità
competenti in materia ambientale, i rappresentanti
dell’Amministrazione regionale competenti alla verifica
di coerenza degli atti di pianificazione e i
rappresentanti degli organi ministeriali preposti alla
tutela del paesaggio esprimono, in sede di conferenza
di copianificazione, il proprio parere motivato sul piano
adottato e sugli effetti derivanti dall’accoglimento o
rigetto delle osservazioni. Su richiesta motivata
dell’autorità competente in materia ambientale o della
Regione il termine della conferenza di copianificazione
può essere prorogato per non più di trenta giorni.
14. Il consiglio comunale approva con propria
deliberazione le proposte motivate di accoglimento o
rigetto delle osservazioni, conformandosi ai pareri
espressi in sede di conferenza di copianificazione, e
provvede alle opportune revisioni del piano.
15. Il PUC è approvato in via definitiva con
deliberazione del consiglio comunale, entro il termine
di quattro mesi dalla data di conclusione dei lavori
della conferenza di copianificazione. Il piano è
trasmesso alla struttura dell’Amministrazione regionale
competente per la verifica di coerenza con le vigenti
disposizioni in materia di governo del territorio.
16. La Direzione generale competente in materia di
pianificazione urbanistica e paesaggistica accerta, nel
termine di sessanta giorni, l’avvenuto recepimento nel
piano delle osservazioni, prescrizioni e condizioni
formulate nella conferenza di copianificazione e, al fine
di valutare gli effetti derivanti dall’accoglimento delle
osservazioni, convoca, ove necessario, una seconda
conferenza di copianificazione.
17. In caso di mancato o incompleto recepimento
delle osservazioni, prescrizioni e condizioni formulate
nella seconda conferenza di copianificazione o qualora emergano nuovi elementi derivanti dall’accoglimento
delle osservazioni, il comune è invitato, con
provvedimento della Direzione generale della Regione
competente in materia di pianificazione urbanistica e
paesaggistica, a conformarsi ai pareri espressi entro il
termine perentorio di trenta giorni provvedendo, con
apposita deliberazione del consiglio comunale, ad
integrare gli elaborati del piano. Il piano modificato è
inoltrato alla Direzione generale della Regione
competente in materia di pianificazione urbanistica e
paesaggistica, che con propria determinazione
riscontra l’adeguamento e procede alla pubblicazione
di cui al comma 19.
18. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 17,
o in caso di mancato adeguamento, la Direzione
generale della Regione competente in materia di
pianificazione urbanistica e paesaggistica provvede
direttamente alla correzione degli elaborati di piano e
alla pubblicazione di cui al comma 19.
19. Il PUC entra in vigore il giorno successivo alla
pubblicazione sul BURAS da parte della Regione della
deliberazione del consiglio comunale di approvazione
definitiva e della determinazione di positiva
conclusione della procedura di cui al comma 17. Il
comune, l’autorità competente in materia ambientale e
la Regione provvedono alla pubblicazione sui propri
siti internet istituzionali del Piano, dei pareri espressi,
della Dichiarazione di sintesi di cui all’articolo 17 del
decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle misure
adottate in merito al monitoraggio di cui all’articolo 18
del decreto legislativo n. 152 del 2006.
20. In caso di mancata approvazione definitiva del
Piano urbanistico da parte del consiglio comunale
entro un anno dall’adozione, ovvero in caso di
mancato svolgimento della conferenza di
copianificazione di cui al comma 9 entro i nove mesi
successivi, il Presidente della Regione esercita il
potere sostitutivo previsto dall’articolo 9 della legge
regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di
funzioni e compiti agli enti locali), nominando, nei
successivi trenta giorni, un commissario ad acta per
l’espletamento di tutte le attività di competenza
comunale che ancora non siano state effettuate.
21. Il piano urbanistico comunale o intercomunale è
sottoposto a monitoraggio e a verifica con periodicità
almeno triennale, al fine di verificare lo stato di
attuazione delle relative previsioni e la necessità o
meno di variarlo o sostituirlo.
22. Le modifiche degli elaborati e delle norme di
attuazione costituiscono varianti al piano urbanistico.
23. Sono varianti sostanziali al PUC quelle che:
a) interessano l’intero territorio o modificano
l’impianto complessivo del piano;
b) incrementano la previsione insediativa;
c) modificano la qualificazione degli ambiti territoriali
individuati;
d) adeguano o conformano il piano al PPR o
modificano le norme di tutela e salvaguardia afferenti
ai beni paesaggistici.
24. L’autorità procedente sottopone le varianti a
preventiva verifica di assoggettabilità alla VAS presso
l’autorità competente.
25. Non costituiscono varianti al piano le modifiche
che:
a) correggono errori materiali;
b) eliminano contrasti fra enunciazioni dello stesso
strumento quando sia evidente e univoco il rimedio;
c) correggono o adeguano gli elaborati del piano per
assicurare chiarezza e univocità senza incidere sulle
scelte di pianificazione;
d) aggiornano, con finalità di riordino, gli elaborati
cartografici e normativi del piano in recepimento di
varianti già approvate conseguenti all’approvazione di
opere pubbliche o di pubblica utilità, alla sottoscrizione
di accordi di programma o di pianificazione, alle intese
Stato-Regione nell’ambito delle procedure di
localizzazione di opere di interesse statale o in
recepimento di variazioni automatiche previste dalle
vigenti disposizioni nazionali e regionali.
26. I casi diversi da quelli elencati nei commi 23 e 25
sono varianti non sostanziali.
27. Le varianti sostanziali al piano urbanistico,
comunale o intercomunale, sono adottate e approvate
con il procedimento ordinario previsto dai commi dall’1
al 20, per quanto compatibili.
28. Le varianti non sostanziali al piano urbanistico,
comunale o intercomunale, sono adottate con
deliberazione del consiglio comunale nella quale sono
puntualmente indicate le condizioni che determinano
la classificazione della variante come non sostanziale.
29. Il comune, entro quindici giorni dall’adozione
della variante non sostanziale, trasmette alla Regione
la deliberazione unitamente ai relativi allegati, inclusivi
di un prospetto dal quale emerga il raffronto tra il piano
vigente e la variante relativamente al
dimensionamento, all’allocazione delle relative
previsioni insediative, al rispetto degli standard. Entro
il termine di quindici giorni la Regione può segnalare al
comune la necessità di sottoporre la variante al
procedimento ordinario previsto dai commi dall’1 al 20,
per quanto compatibili.
30. Entro quindici giorni dal termine di cui al comma
29, la variante non sostanziale è depositata a
disposizione del pubblico presso la segreteria del
comune. Dell’avvenuta adozione e del deposito è data
notizia mediante pubblicazione di un avviso sul
BURAS e sul sito internet istituzionale del comune. Ai
fini della piena conoscibilità la variante, completa di
tutti gli elaborati, è pubblicata sul sito internet
istituzionale del comune.
31. Entro il termine di trenta giorni dalla
pubblicazione dell’avviso sul BURAS chiunque può
prendere visione della variante e presentare
osservazioni in forma scritta.

32. Nei trenta giorni successivi al termine di cui al
comma 31, la variante è approvata, previo esame
delle osservazioni pervenute, con deliberazione del
consiglio comunale pubblicata unitamente ai relativi
allegati nel sito internet istituzionale del comune e per
estratto sul BURAS.
33. Il comune invia alla Regione la comunicazione
dell’approvazione della variante non sostanziale,
unitamente agli elaborati cartografici e normativi, in
formato cartaceo e digitale.
34. In caso di sottoposizione alla VAS della variante
non sostanziale si applica il procedimento ordinario
previsto dai commi dall’1 al 20, per quanto
compatibili.”.

Art. 24 Modifiche all’articolo 20 bis della legge regionale n. 45 del 1989 (Accelerazione e semplificazione delle procedure di adeguamento del Piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico regionale)

1. L’articolo 20 bis della legge regionale n. 45 del
1989 è così sostituito:
“Art. 20 bis (Adeguamento degli strumenti di
pianificazione al Piano paesaggistico regionale)
1. I comuni adeguano i propri strumenti urbanistici al
PPR nei termini in esso stabiliti che non devono
essere superiori a ventiquattro mesi dall’entrata in
vigore della Legge di semplificazione 2018, se
ricompresi nel primo ambito omogeneo del PPR o,
negli altri casi, dall’entrata in vigore del PPR relativo al
proprio ambito di appartenenza.
2. Sino all’adeguamento del proprio strumento
urbanistico generale al PPR, i comuni tenuti
all’adeguamento non possono adottare e approvare
qualsiasi variante agli strumenti generali vigenti, fatti
salvi gli atti di pianificazione:
a) finalizzati al ripristino delle originarie destinazioni
agricole o all’introduzione di aree di salvaguardia o di
disposizioni di maggiore tutela e salvaguardia del
territorio;
b) connessi alla realizzazione di opere pubbliche o
dichiarate dì pubblica utilità da disposizioni normative
statali;
c) connessi alla realizzazione di interventi
riconosciuti con deliberazione della Giunta regionale di
preminente interesse generale e di rilevanza
regionale;
d) aventi ad oggetto la realizzazione di interventi tesi
a garantire i servizi pubblici, la sicurezza pubblica e la
protezione civile, l’esercizio della libertà di religione e
di espressione etico-sociale;
e) finalizzati all’attuazione del PPR e previsti dalle
disposizioni in esso contenute;
f) finalizzati al recepimento delle sopravvenute
disposizioni normative;
g) correlati alla variazione della qualificazione delle
aree standard e alla correzione di errori materiali;
h) correlati all’attuazione dei programmi integrati di
cui all’articolo 40 della legge regionale 23 aprile 2015,
n. 8 (Norme per la semplificazione e il riordino di
disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il
miglioramento del patrimonio edilizio) o all’attuazione
dei piani di risanamento urbanistico di cui all’articolo
32 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23 (Norme
in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, di
risanamento urbanistico e di sanatoria di insediamenti
ed opere abusive, di snellimento ed accelerazione
delle procedure espropriative);
i) aventi a oggetto modifiche delle norme tecniche di
attuazione che non comportano un incremento al
dimensionamento complessivo del piano e non
riducono le dotazioni territoriali essenziali.
3. Le varianti di cui al presente articolo, se adottate
definitivamente, costituiscono parziale adeguamento
del piano urbanistico comunale al PPR. In tal caso
sono consentiti interventi di trasformazione del
territorio e degli edifici esistenti e la predisposizione e
approvazione degli eventuali strumenti attuativi. Le
varianti già approvate di cui al comma 2, ove verificate
coerenti, sono attuabili.”.

Art. 25 Modifiche all’articolo 21 della legge regionale n. 45 del 1989 (Strumenti di attuazione del piano urbanistico comunale)

1. All’articolo 21 della legge regionale n. 45 del 1989
sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) al comma 2 quinquies:
1) dopo le parole “All’interno delle zone urbanistiche
omogenee C, D e G,” sono inserite le seguenti:
“qualora le esigenze di urbanizzazione possano
essere soddisfatte con una modalità semplificata,”;
2) le parole “possono essere realizzate previo
rilascio del permesso di costruire convenzionato” sono
sostituite dalle seguenti: “possono essere realizzati
previo rilascio di un unico permesso di costruire
convenzionato avente ad oggetto la realizzazione delle
opere di urbanizzazione e degli edifici”;
3) nella lettera a), le parole “il progetto” sono
sostituite dalle seguenti: “l’areale oggetto di
intervento”;
4) nella lettera b), le parole “il comparto oggetto di
intervento” sono sostituite dalle seguenti: “l’areale
oggetto di intervento”;
b) dopo il comma 2 septies, è inserito il seguente:
“2 octies. Il rilascio del permesso di costruire
convenzionato è preceduto da una fase di
condivisione pubblica della proposta progettuale della
durata di trenta giorni, durante la quale chiunque può
prendere visione del progetto e presentare
osservazioni in forma scritta. A tal fine il progetto è
depositato a disposizione del pubblico presso la
segreteria del comune e pubblicato sul sito internet del
comune; dell’avvenuto deposito è data notizia
mediante affissione di manifesti e mediante la
pubblicazione di idoneo avviso nell’albo pretorio on
line del comune e nella pagina iniziale del sito internet
del comune. Nei sessanta giorni successivi il consiglio
comunale esamina le osservazioni presentate e
approva la convenzione di cui al comma 2 sexies.
Decorso il predetto termine, in caso di inerzia, si
applica il comma 2 ter.”.
2. Gli strumenti di cui alle lettere a), b, c), d) e d bis)
del comma 1 dell’articolo 21, della legge regionale n.
45 del 1989 sono approvati, secondo le procedure di
cui all’articolo 20, commi 6 secondo periodo, 7, 9
primo periodo, 14, 15 primo periodo della medesima
legge regionale n. 45 del 1989, per quanto
compatibile, con deliberazione del consiglio comunale
in conformità a quanto previsto dal piano urbanistico
comunale e nel rispetto delle direttive emanate dalla
Regione ai sensi dell’articolo 5 della legge regionale n.
45 del 1989 e secondo i contenuti previsti dalla legge
17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), dalla
legge 18 aprile 1962, n. 167 e dalla legge 22 ottobre
1971, n. 865 (Programmi e coordinamento dell’edilizia
residenziale pubblica; norme sull’espropriazione per
pubblica utilità; modifiche ed integrazioni alla legge 17
agosto 1942, n. 1150; alla legge 18 aprile 1962, n.
167; alla legge 29 settembre 1964, n. 847; ed
autorizzazione di spesa per interventi straordinari nel
settore dell’edilizia residenziale, agevolata e
convenzionata), e successive modifiche ed
integrazioni. I piani entrano in vigore il giorno
successivo alla pubblicazione sul BURAS da
effettuarsi a cura del comune.

Art. 26 Modifiche all’articolo 29 della legge regionale n. 45 del 1989 (Condotta urbanistica)

1. L’articolo 29 della legge regionale n. 45 del 1989 è
cosi sostituito:
“Art. 29 (Condotta urbanistica e paesaggistica)
1. Le forme associative dei comuni, secondo i
principi di collaborazione istituzionale, sussidiarietà,
differenziazione e adeguatezza, esercitano le funzioni
urbanistiche e paesaggistiche previste dalle normative
nazionali e regionali che disciplinano la materia.
2. Le forme associative dei comuni, nelle modalità
stabilite dalla Giunta regionale nella deliberazione di
cui al comma 4, costituiscono la condotta urbanistica e
paesaggistica con le seguenti finalità:
a) supportare le attività di adeguamento e di
gestione degli strumenti urbanistici generali al PPR;
b) esercitare le funzioni paesaggistiche subdelegate
ai sensi della legge regionale 12 agosto 1998, n. 28
(Norme per l’esercizio delle competenze in materia di
tutela paesistica trasferite alla Regione autonoma della
Sardegna con l’art. 6 del D.P.R. 22 maggio 1975, n.
480, e delegate con l’art. 57 del D.P.R. 19 giugno
1979, n. 348), in attuazione degli articoli 146 e 159 del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei
beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10
della legge 6 luglio 2002, n. 137), e successive
modifiche ed integrazioni;
c) esercitare le funzioni delegate in materia di
assetto idrogeologico;
d) garantire funzioni di servizio e supporto
informativo per gli utenti interessati all’attività di
trasformazione urbanistica del territorio.
3. La condotta urbanistica e paesaggistica è
costituita da personale di ruolo dei comuni, singoli o
associati, e da eventuali esperti esterni con
competenze multidisciplinari.
4. La Giunta regionale, con propria deliberazione,
definisce i requisiti di organizzazione e di competenza
tecnico-scientifica e i criteri di ripartizione dei contributi
finanziari per il funzionamento della condotta.”.

Art. 27 Abrogazione degli articoli 31 (Organi consultivi) e 32 (CTRU – Composizione e funzionamento) della legge regionale n. 45 del 1989

1. Gli articoli 31 e 32 della legge regionale n. 45 del
1989 sono abrogati e, di conseguenza, sono soppressi
nelle disposizioni procedurali relative a piani e atti
pianificatori, i riferimenti al Comitato tecnico regionale
dell’urbanistica.

Capo IV Modifiche alla legge regionale n. 7 del 2002 (Disposizioni sul controllo sugli atti degli enti locali)

Art. 28 Modifiche all’articolo 31 della legge regionale n. 7 del 2002 (Disposizioni sul controllo sugli atti degli enti locali)

1. All’articolo 31 della legge regionale 22 aprile 2002,
n. 7 (legge finanziaria 2002) sono apportate le
seguenti modifiche ed integrazioni:
a) il comma 5 è sostituito dal seguente:
“5. La verifica di coerenza è compiuta sugli atti di
pianificazione sovracomunale e dei piani urbanistici
generali degli enti locali, dalla Direzione generale della
pianificazione urbanistica territoriale e d
edilizia nell’ambito del procedimento approvativo in
sede di conferenza di copianificazione. La verifica di
coerenza consiste in un parere sulla coerenza con gli
strumenti sovraordinati di governo del territorio, con il
quadro legislativo e con le direttive regionali. Qualora il
piano contrasti con gli strumenti sovraordinati di
governo del territorio e con le direttive regionali, il
piano è rimesso dal Direttore generale della
pianificazione territoriale urbanistica all’autorità
procedente per l’eliminazione dei vizi rilevati.
La determinazione del direttore generale è assunta
entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della
deliberazione di adozione definitiva dell’atto di
pianificazione sovracomunale o, nel caso di piano
urbanistico generale degli enti locali, nell’ambito della
procedura di cui all’articolo 20 della legge regionale n.
45 del 1989. Ai fini della verifica di coerenza, l’autorità
procedente trasmette gli atti di pianificazione e i relativi
dati di analisi anche su supporto informatico, secondo
direttive emanate dalla Giunta regionale.”;
b) i commi 5 bis, 5 ter, 5 quater e 5 quinquies sono
abrogati.

Capo V Modifiche alla legge regionale n. 28 del 1998 (Norme per l’esercizio delle competenze in materia paesistica)

Art. 29 Modifiche all’articolo 3 della legge regionale n. 28 del 1998 (Competenza del comune)

1. Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale
del 12 agosto 1998, n. 28 (Norme per l’esercizio delle
competenze in materia di tutela paesistica trasferite
alla Regione autonoma della Sardegna con l’articolo 6
del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio
1975, n. 480, e delegate con l’articolo 57 del decreto
del Presidente della Repubblica 19 giugno 1975, n.
348), sono apportate le seguenti modifiche ed
integrazioni:
a) alla lettera h ter) dopo le parole “le varianti in
corso d’opera di cui all’articolo 7 ter della legge
regionale n. 23 del 1985, ove il progetto originario sia
stato autorizzato dall’ente delegato” sono aggiunte le
seguenti: “e le varianti in corso d’opera che rientrano
nell’Allegato B) del decreto del Presidente della
Repubblica n. 31 del 2017;”;
b) dopo la lettera h ter) è inserita la seguente:
“h quater) gli interventi di cui al comma 2, lettere l) e
m), dell’articolo 15 della legge regionale n. 23 del
1985.”.

Capo VI Modifiche alla legge regionale n. 12 del 2011 (Modifiche e integrazioni di disposizioni legislative vigenti)

Art. 30 Modifiche all’articolo 18 della legge regionale n. 12 del 2011 (Piani attuativi assoggettati a convenzione)

1. Il comma 32 dell’articolo 18 della legge regionale
n. 12 del 2011, come modificato dal comma 1
dell’articolo 21 della legge regionale 21 novembre
2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge
regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del
2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge
regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere
urbanistico) e dal comma 1 dell’articolo 2 della legge
regionale 2 agosto 2013, n. 19 (Norme urgenti in
materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di
beni paesaggistici e di impianti eolici), è soppresso.

Capo VII Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2015 (Norme di semplificazione in materia urbanistica ed edilizia)

Art. 31 Modifiche all’articolo 26 della legge regionale n. 8 del 2015 (Disposizioni di salvaguardia dei territori rurali)

1. Il comma 4 dell’articolo 26 della legge regionale
23 aprile 2015 n. 8 (Norme per la semplificazione e il
riordino di disposizioni in materia urbanistica ed
edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio), e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal
seguente:
“4. Nelle more dell’aggiornamento della disciplina
regionale delle trasformazioni ammesse nelle zone
agricole E, l’edificazione di fabbricati è consentita per
fini residenziali agli imprenditori agricoli professionali
e/o ai coltivatori diretti con superficie minima di
intervento fissata in tre ettari.”.

Art. 32 Modifiche all’articolo 26 bis della legge regionale n. 8 del 2015 (Superamento delle condizioni di degrado dell’agro)

1. All’articolo 26 bis della legge regionale n. 8 del
2015, sono apportate le seguenti modifiche ed
integrazioni:
a) al comma 1 il periodo “, non può essere rinnovato
a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 26″ è
sostituito dal seguente: “e non può essere rinnovato a
seguito dell’entrata in vigore di contrastanti
disposizioni”;
b) nel comma 2:
1) nella lettera a) è aggiunto in fine il seguente
periodo: “, salva la possibilità di regolarizzazione delle
varianti classificabili come in corso d’opera o di
ripristino delle originarie condizioni progettuali”;
2) alla lettera b) dopo le parole “siano completati”
sono aggiunte le parole “, anche se privi della sola
copertura,”;
c) al comma 3 le parole “realizzata e non finita “
sono sostituite dalle seguenti “da realizzare”;
d) al comma 7, il periodo “Sono consentiti, nel
rispetto delle condizioni di cui al comma 2, lettere b),
c) e d), gli interventi” è sostituito dal seguente: “In
aggiunta alle ipotesi previste dai commi da 1 a 6, sono
inoltre consentiti, nel rispetto delle condizioni di cui al
comma 2, lettere a), c) e d), gli interventi”.

Art. 33 Modifiche all’articolo 29 bis della legge regionale n. 8 del 2015 (Frazionamento di unità immobiliari a seguito degli interventi di incremento volumetrico di cui alla legge regionale n. 4 del 2009)

1. Nel comma 1 dell’articolo 29 bis della legge
regionale n. 8 del 2015, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) dopo le parole “a uso residenziale” sono aggiunte
le parole “commerciale o artigianale”;
b) le parole “ricompresa nelle zone urbanistiche
omogenee A, B e C” sono soppresse.

Art. 34 Modifiche all’articolo 32 della legge regionale n. 8 del 2015 (Interventi per il riuso e per il recupero con incremento volumetrico dei sottotetti esistenti)

1. Al comma 2 dell’articolo 32 della legge regionale
n. 8 del 2015, le parole “Il riuso dei sottotetti è
consentito”, sono sostituite dalle seguenti: “Il riuso dei
sottotetti, con conseguente ottenimento dell’agibilità, è
consentito”.

Art. 35 Modifiche all’articolo 33 della legge regionale n. 8 del 2015 (Interventi per il riuso degli spazi di grande altezza)

1. Nel comma 2 dell’articolo 33 della legge regionale
n. 8 del 2015, le parole “altezze libere di interpiano
minime di 4,60 metri”, sono sostituite dalle parole:
“altezze libere di interpiano minime di 4,10 metri”.

Art. 36 Modifiche all’articolo 36 della legge regionale n. 8 del 2015  (Disposizioni comuni)

1. Nell’articolo 36 della legge regionale n. 8 del 2015
sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. I volumi oggetto di condono edilizio non sono
computati nella determinazione del volume urbanistico
cui parametrare l’incremento volumetrico.”;
b) nel comma 8:
1) dopo le parole “a uso residenziale” sono aggiunte
le parole “commerciale o artigianale”;
2) le parole “ricompresa nelle zone urbanistiche
omogenee A, B e C” sono soppresse.

Art. 37 Modifiche all’articolo 38 della legge regionale n. 8 del 2015 (Interventi di trasferimento volumetrico per la riqualificazione ambientale paesaggistica)

1. Dopo il comma 13 dell’articolo 38 della legge
regionale n. 8 del 2015, è inserito il seguente:
“13 bis. Per gli interventi di cui al presente articolo
l’autorizzazione paesaggistica, qualora necessaria, è
rilasciata dalla Regione, ai sensi dell’articolo 9, comma
1, della legge regionale n. 28 del 1998.”.

Art. 38 Modifiche all’articolo 39 della legge regionale n. 8 del 2015 (Rinnovo del patrimonio edilizio con interventi di demolizione e ricostruzione)

1. Nell’articolo 39 della legge regionale n. 8 del 2015
sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) al comma 14 il periodo “Se l’intervento è
localizzato in zone urbanistiche omogenee diverse
dalla zona A, l’intervento è realizzabile unicamente nel
caso in cui, con il piano particolareggiato del centro di
antica e prima formazione, con la stessa deliberazione
di cui al comma 2″ è sostituito dal seguente: “Se è
localizzato in zone urbanistiche omogenee diverse
dalla zona A, l’intervento è realizzabile unicamente nel
caso in cui, con il piano particolareggiato del centro di
antica e prima formazione o con la medesima
deliberazione di cui al comma 2″;
b) dopo il comma 15 quater è aggiunto il seguente:
“15 quinquies. Per gli interventi di cui al presente
articolo, ad eccezione di quelli del comma 5,
l’autorizzazione paesaggistica, qualora necessaria, è
rilasciata dalla Regione, ai sensi dell’articolo 9, comma
1, della legge regionale n. 28 del 1998.”.

Art. 39 Modifiche all’articolo 40 della legge regionale n. 8 del 2015 (Misure di promozione dei programmi integrati per il riordino urbano)

1. Nell’articolo 40 della legge regionale n. 8 del
2015, sono apportate le seguenti modifiche:
a) la lettera d) del comma 5 è sostituita dalla
seguente:
“d) realizzati, per almeno il 50 per cento del computo
metrico, con materiali ecocompatibili in possesso della
dichiarazione ambientale di prodotto e certificati UNI
EN ISO serie 14020, e con materiali ecologici per la
bioedilizia o prodotti per la bioedilizia oggetto di
certificazione da parte di istituti accreditati.”;
b) la lettera d) del comma 6 è soppressa.

Capo VIII Modifiche alla legge regionale n. 11 del 2017 (Disposizioni urgenti in materia urbanistica ed edilizia)

Art. 40 Modifiche all’articolo 28 della legge regionale n. 11 del 2017 (Disposizioni comuni)

1. Nella lettera c bis) del comma 1 dell’articolo 28
della legge regionale 3 luglio 2017, n. 11 (Disposizioni
urgenti in materia urbanistica ed edilizia. Modifiche alla
legge regionale n. 23 del 1985, alla legge regionale n.
45 del 1989, alla legge regionale n. 8 del 2015, alla
legge regionale n. 28 del 1998, alla legge regionale n.
9 del 2006, alla legge regionale n. 22 del 1984 e alla
legge regionale n. 12 del 1994), le parole “purché
superiore a un ettaro” sono sostituite dalle seguenti:
“purché superiori a 2.500 metri quadri”.

Art. 41 Modifiche all’articolo 43 della legge regionale n. 11 del 2017 (Entrata in vigore)

1. Il comma 2 dell’articolo 43 della legge regionale n.
11 del 2017, è sostituito dal seguente:
“2. Le disposizioni dell’articolo 7 che introducono il
comma 2 dell’articolo 11 della legge regionale n. 23 del
1985 entrano in vigore dopo la specificazione dei dati
dimensionali individuati con direttiva approvata con
deliberazione della Giunta regionale, previo parere
espresso dalla Commissione consiliare competente in
materia di governo del territorio entro il termine di
trenta giorni dalla richiesta, decorso il quale se ne
prescinde ed è resa esecutiva con decreto del
Presidente della Regione. Le modifiche della direttiva
seguono la medesima procedura.”.

Capo IX Modifiche alla legge regionale n. 16 del 2017 (Norme in materia di turismo)

Art. 42 Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 16 del 2017 (Alberghi rurali)

1. La lettera c) del comma 3 dell’articolo all’articolo
14 della legge regionale 28 luglio 2017, n. 16 (Norme
in materia di turismo) è così sostituita:
“c) possono assumere la denominazione di “alberghi
rurali” le strutture ricettive alberghiere ubicate in
fabbricati rurali e complessi immobiliari rurali esistenti,
o in strutture di nuova realizzazione, arredate nel
rispetto delle tradizioni locali, nelle quali siano offerti
vitto, con bevande e pietanze tipiche della Regione
preparate prevalentemente con l’impiego di materie
prime di produzione locale ed eventuali altri servizi
finalizzati anche alla fruizione dell’ambiente, della
cultura, delle tradizioni e dell’enogastronomia del
luogo.”.

Art. 43 Integrazioni alla legge regionale n. 16 del 2017 (Strutture degli alberghi rurali)

1. Dopo l’articolo 14 della legge regionale n. 16 del
2017, è inserito il seguente:
“14 bis (Strutture degli alberghi rurali)
1. Gli alberghi rurali di cui all’articolo 14, comma 3,
lettera c), con i relativi servizi integrati, in caso di
utilizzo di strutture di nuova realizzazione, devono
essere obbligatoriamente localizzati in corpi aziendali
di superficie non inferiore a 25 ettari ed hanno una
ricettività non superiore a 70 posti letto.
2. La dotazione volumetrica per posto letto deve
risultare pari almeno a 100 metri cubi per posto letto.
Per i servizi integrati di supporto può prevedersi una
volumetria aggiuntiva non superiore al 50 per cento di
quella programmata per i posti letto.
3. La volumetria è consentita, coerentemente a
quanto previsto per i punti di ristoro dal decreto del
Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n.
228, con indice fondiario di 0,01 mc/mq incrementabile
con deliberazione del Consiglio comunale fino a 0,10
mc/mq.
4. I comuni, entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge regionale di
semplificazione 2018, possono prevedere nei loro
strumenti di pianificazione territoriale gli areali
preferenziali in cui sono ammissibili le strutture di
accoglienza e ospitalità, fermo restando il rispetto delle
disposizioni del decreto assessoriale 22 dicembre
1983, n. 2266/U.
5. Nelle more del recepimento nella strumentazione
urbanistica comunale delle disposizioni di cui ai commi
da 1 a 4, nei territori rurali è ammissibile la
realizzazione di dette strutture di accoglienza e
ospitalità, con relativi servizi integrati, esclusivamente
nei corpi aziendali di superficie non inferiore ai 35
ettari.”.

Art. 44 Modifiche all’articolo 16 della legge regionale n. 16 del 2017 (Attività delle “Domo”)

1. Al comma 2 dell’articolo 16 della legge regionale
n. 16 del 2017 sono aggiunte in fine le seguenti parole
“Le domo possono somministrare, limitatamente alle
persone alloggiate, alimenti e bevande. L’attività di
domo può essere inoltre esercitata in modo
complementare rispetto all’esercizio di ristorazione
aperto al pubblico, qualora sia svolta da uno stesso
titolare nello stesso stabile. In tal caso l’esercizio può
assumere la denominazione di “locanda”.”.

Titolo V Disposizioni in materia di industria

Capo I Disposizioni in materia di attività estrattive

Art. 45 Modifiche alla legge regionale n. 5 del 2015 (Miniere dismesse)

1. Nell’articolo 20 della legge regionale, 9 marzo
2015, n. 5 (legge finanziaria 2015), sono apportate le
seguenti modifiche ed integrazioni:
a) il comma 5 è sostituito dal seguente:
“5. Il patrimonio materiale e immateriale connesso
alle miniere dismesse della Sardegna, incluso ai fini di
conservazione e tutela nel Parco geominerario storico
ambientale della Sardegna, riconosciuto
dall’UNESCO, è valorizzato dalla Regione per
favorirne il suo riutilizzo per fini produttivi diversi da
quelli minerari, con particolare riferimento alle attività
di valorizzazione per scopi di ricerca scientifica e
tecnologica, turistici, culturali e sociali.”;
b) il comma 6 è abrogato;
c) il comma 7 è sostituito dai seguenti:
“7. Il riutilizzo dei siti minerari dismessi e delle
relative pertinenze per lo svolgimento delle attività di
cui al comma 5, anche nell’ambito di una concessione
mineraria vigente, è assoggettato ad autorizzazione
regionale.
7 bis. Gli interventi di riutilizzo del patrimonio
minerario sono soggetti ad autorizzazione regionale da
acquisire nell’ambito del procedimento unico SUAPE
di cui all’articolo 37 della legge regionale 20 ottobre
2016, n. 24 (Norme sulla qualità della regolazione e di
semplificazione dei procedimenti amministrativi),
anche in deroga all’articolo 40, comma 4, lettera a),
della medesima legge regionale n. 24 del 2016.
7 ter. Le modalità di rilascio dell’autorizzazione di cui
al comma 7 bis sono definite dalla Giunta regionale.”;
d) i commi 8 e 9 sono abrogati.

Art. 46 Modifiche alla legge regionale n. 2 del 2007 (Luoghi di lavoro minerari)

1. Il comma 12 dell’articolo 24 della legge regionale
29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), è
sostituito dal seguente:
“12. Le condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro
minerari definiti dal comma 1, lettera a), dell’articolo 2
del decreto legislativo n. 624 del 1996 sono sottoposte
alla vigilanza della struttura dell’Amministrazione
regionale competente in materia di miniere. Sono
esclusi dall’applicazione del presente comma i luoghi
di lavoro non riconducibili alle finalità di cui all’articolo
1 del medesimo decreto legislativo n. 624 del 1996.”.

Art. 47 Nomina di commissario liquidatore

1. Al comma 50 dell’articolo 1 della legge regionale
n. 1 del 2009 le parole: “dipendenti
dell’Amministrazione regionale” sono sostituite dalle
parole: “dipendenti di tutti gli organismi ricompresi nel
sistema Regione di cui all’articolo 1, comma 2 bis,
della legge regionale n. 31 del 1998″. La disposizione
di cui al presente comma si applica anche agli
incarichi in corso alla data di entrata in vigore della
presente legge.

Capo II Disposizioni in materia di SUAPE

Art. 48 Modifiche alla legge regionale n. 24 del 2016 (Procedimento unico SUAPE)

1. Dopo il comma 4 dell’articolo 31 della legge
regionale n. 24 del 2016, è inserito il seguente:
“4 bis. La pratica presentata al SUAPE e i documenti
relativi al procedimento unico sono contrassegnati da
un numero univoco di protocollo. La gestione dei flussi
documentali è assicurata dal sistema informatico
SUAPE nel rispetto della legislazione e delle regole
tecniche vigenti, secondo le prescrizioni contenute
nelle direttive di cui all’articolo 29, comma 4.”.
2. All’articolo 34 della legge regionale n. 24 del 2016
sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, lettera a), le parole “20 giorni solari”
sono sostituite dalle seguenti: “trenta giorni solari”;
b) al comma 2 le parole “, oltre a valere quale
comunicazione di avvio del procedimento ai sensi
degli articoli 7 e 8 della legge n. 241 del 1990,” sono
soppresse;
c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
“2 bis. Qualora, trascorsi quindici giorni consecutivi
dalla data di ricezione della dichiarazione
autocertificativa, il SUAPE non abbia provveduto al
rilascio della ricevuta definitiva o a dichiarare la pratica
irricevibile ai sensi dell’articolo 33, comma 4, il sistema
informatico regionale provvede automaticamente alla
trasmissione secondo le modalità definite dalle
direttive di cui all’articolo 29, comma 4. Decorso tale
termine il SUAPE può dichiarare l’irricevibilità della
pratica solo in presenza delle condizioni previste
dall’articolo 21 nonies, comma 1, della legge n. 241 del
1990.”.
3. L’articolo 35 della legge regionale n. 24 del 2016 è
sostituito dal seguente:
“Art. 35 (Attività istruttoria del SUAPE)
1. Ricevuta la documentazione dal SUAPE, le
pubbliche amministrazioni competenti effettuano le
verifiche sulla conformità dell’intervento alla normativa
vigente, concludendole entro i seguenti termini:
a) nel caso in cui il procedimento unico comprenda
un solo titolo abilitativo rientrante nel campo di
applicazione del procedimento in autocertificazione di
cui all’articolo 34:
1) per i procedimenti di cui all’articolo 34, comma 1,
lettera a), il termine è fissato in sessanta giorni;
2) per i procedimenti di cui all’articolo 34, comma 1,
lettera b), il termine coincide con quello fissato
dall’articolo 19 della legge n. 241 del 1990;
b) Nel caso in cui il procedimento unico comprenda
più titoli abilitativi rientranti nel campo di applicazione
del procedimento in autocertificazione di cui all’articolo
34, il termine è fissato in cinquantacinque giorni.
2. I termini di cui al comma 1 decorrono dalla data di
trasmissione della documentazione di cui all’articolo
34, commi 2 e 2 bis.
3. Le pubbliche amministrazioni competenti, nei
termini previsti dal comma 1, possono richiedere, per il
tramite del SUAPE, l’integrazione dei dati o dei
documenti necessari, senza che ciò comporti la
sospensione dell’efficacia del titolo abilitativo o
dell’intervento avviato.
4. Qualora le pubbliche amministrazioni competenti
per le verifiche rilevino la carenza dei requisiti e dei
presupposti di legge e non sussistano motivate ragioni
di urgenza, prima dell’adozione di qualsiasi atto ed
entro i termini di cui al comma 1, trasmettono
all’interessato e al SUAPE la comunicazione di cui
all’articolo 10 bis della legge n. 241 del 1990.
5. Nel caso in cui il procedimento unico comprenda
un solo titolo abilitativo rientrante nel campo di
applicazione del procedimento in autocertificazione di
cui all’articolo 34, l’ufficio competente adotta
direttamente i provvedimenti di cui all’articolo 19,
comma 3, della legge n. 241 del 1990 ritenuti
necessari, trasmettendoli all’interessato e al SUAPE.
6. Nel caso in cui il procedimento unico comprenda
più titoli abilitativi rientranti nel campo di applicazione
del procedimento in autocertificazione di cui all’articolo
34, ove l’ufficio competente ritenga necessaria
l’adozione di prescrizioni o misure interdittive,
trasmette al SUAPE la proposta motivata di
provvedimento di cui all’articolo 19, comma 3, della
legge n. 241 del 1990. Tale proposta esplicita le
eventuali modifiche da apportare al progetto o
all’attività, il termine per la sua conformazione alla
normativa vigente e l’eventuale obbligo di sospensione
nelle more della conformazione stessa, che può
essere disposta esclusivamente in caso di attestazioni
non veritiere o pericolo per la tutela dell’ambiente, del
paesaggio, dei beni culturali, della salute, della
pubblica sicurezza e della difesa nazionale. Entro i
cinque giorni successivi alla ricezione della proposta di
provvedimento, il SUAPE adotta l’atto conseguente. Al
fine di contemplare in un unico atto tutte le prescrizioni
o le misure interdittive proposte dalle amministrazioni
interessate, entro il medesimo termine il SUAPE può
convocare una riunione tecnica ai sensi all’articolo 36,
provvedendo all’adozione degli atti conseguenti entro
cinque giorni dalla chiusura della riunione.
7. Fatti salvi i casi di errore o di omissione materiale
suscettibili di correzione o di integrazione, quando
un’amministrazione accerti la falsità delle dichiarazioni
autocertificative presentate nel corso del procedimento
unico, oltre a quanto previsto dai commi 3 e 4,
trasmette gli atti alla Procura della Repubblica e
all’eventuale ordine professionale di appartenenza del
soggetto che le ha sottoscritte.
8. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 4 diventano
efficaci dal momento del rilascio dell’aggiornamento
del sistema informatico regionale, di cui è data notizia
nel BURAS e nel portale della Regione con almeno
quindici giorni di anticipo.”.
4. All’articolo 37 della legge regionale n. 24 del 2016
sono apportate le seguenti modifiche:
a) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:
“2 bis. Per i procedimenti di cui al presente articolo
la richiesta di regolarizzazione di cui all’articolo 33,
comma 3, interrompe, per non più di trenta giorni
consecutivi, i termini di conclusione del procedimento
di cui al comma 15, i quali decorrono integralmente
dalla data di piena regolarizzazione della
documentazione o dal decorso infruttuoso del termine
assegnato. L’interruzione dei termini può essere
disposta esclusivamente nei quindici giorni successivi
alla data di ricezione della dichiarazione
autocertificativa.
2 ter. Qualora, trascorsi quindici giorni consecutivi
dalla data di ricezione della dichiarazione
autocertificativa, il SUAPE non abbia provveduto a
trasmettere la documentazione alle pubbliche
amministrazioni competenti, o a richiedere la
regolarizzazione di cui all’articolo 33, comma 3, o a
dichiarare l’irricevibilità della pratica, il sistema
informatico regionale provvede automaticamente alla
trasmissione secondo le modalità definite dalle
direttive in materia di SUAPE.
2 quater. Dalla data di trasmissione della
documentazione di cui ai commi 2 e 2 ter il SUAPE
può dichiarare l’irricevibilità della pratica solo in caso di
incompetenza.”;
b) alla lettera a) del comma 4 la parola “dieci” è
sostituita dalla seguente: “quindici”;
c) alla lettera b) del comma 4 le parole “al comma 2”
sono sostituite dalle seguenti: “ai commi 2 e 2 ter”;
d) dopo il comma 15 sono aggiunti i seguenti:
“15 bis. Fatte salve le eccezioni di cui all’articolo 20,
comma 4, della legge n. 241 del 1990, la mancata
conclusione del procedimento da parte del SUAPE nei
termini di cui al comma 15 equivale a provvedimento
di accoglimento della domanda. Il provvedimento di
accoglimento si considera rilasciato alla scadenza dei
termini di cui al comma 15 anche nel caso in cui gli
enti titolari dei provvedimenti esclusi dall’applicazione
dell’articolo 20 della legge n. 241 del 1990 abbiano
trasmesso le proprie determinazioni favorevoli. Ogni
successiva differente determinazione del SUAPE sul
procedimento può essere adottata solo nell’esercizio
del potere di autotutela, ove sussistano le condizioni
previste dagli articoli 21 quinquies e 21 nonies della
legge n. 241 del 1990.
15 ter. Ai procedimenti di cui al presente articolo si
applicano le disposizioni in materia di indennizzo da
ritardo nella conclusione del procedimento di cui
all’articolo 28 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69,
convertito in legge 9 agosto 2013, n. 98 (Conversione
in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21
giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il
rilancio dell’economia).”;
e) al comma 17, è aggiunto in fine il seguente
periodo: “, nonché l’ammontare dell’indennizzo a cui
l’interessato ha diritto ai sensi del comma 15 quater e
le modalità con cui è possibile richiederlo.”.
5. L’efficacia dei commi dal 2 al 4 è sospesa fino
all’approvazione, entro centottanta giorni dall’entrata in
vigore della presente legge, delle conseguenti
modifiche alle direttive SUAPE di cui alla legge
regionale n. 24 del 2016.
6. All’articolo 38 della legge regionale n. 24 del 2016
sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2, la parola “quindici” è sostituita dalla
seguente: “trenta”;
b) al comma 3, in fine è aggiunto il seguente
periodo: “Sono fatti i salvi i casi di cui all’articolo 7
quater della legge regionale n. 23 del 1985, per i quali
si applica il procedimento di cui all’articolo 37.”.
7. Dopo l’articolo 39 della legge regionale n. 24 del
2016 è aggiunto il seguente:
“Art. 39 bis (Rinnovi)
1. In caso di rinnovo periodico o di presentazione di
una dichiarazione autocertificativa per l’ottenimento di
un titolo abilitativo precedentemente acquisito e la cui
efficacia temporale è scaduta, qualora non siano
mutate le condizioni e il quadro normativo di
riferimento, non possono essere richiesti all’interessato
asseverazioni e allegati che siano già stati prodotti
all’atto dell’acquisizione del titolo abilitativo originario.
Per i titoli abilitativi formati in origine a seguito di
asseverazione tecnica è richiesta un’asseverazione di
situazione non mutata resa da un tecnico abilitato.
2. I titoli abilitativi per l’esercizio delle attività
economiche e produttive di beni e servizi rientranti
nella competenza legislativa regionale sono validi a
tempo indeterminato e non sono assoggettati a
rinnovo periodico né all’obbligo di comunicare
periodicamente la prosecuzione dell’attività o la
permanenza dei requisiti di esercizio. Le direttive di cui
all’articolo 29, comma 4, contengono la ricognizione
dei titoli abilitativi a cui si applica la presente
disposizione.
3. La disposizione di cui al comma 2 si applica
anche ai titoli abilitativi in corso di validità alla data di
entrata in vigore della legge di semplificazione 2018.”.
8. All’articolo 40 della legge regionale n. 24 del 2016,
sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 1 è sostituito dai seguenti:
“1. Per i procedimenti di accertamento di conformità
e di sanatoria che si perfezionano attraverso il rilascio
di un provvedimento espresso, è esclusa
l’applicazione del procedimento di cui agli articoli 31 e
seguenti; in tali casi il SUAPE trasmette la
documentazione agli uffici coinvolti, i quali operano
secondo quanto previsto dalle norme settoriali.
1 bis. Alle sanatorie che si perfezionano attraverso la
trasmissione di una dichiarazione autocertificativa ed il
versamento di una sanzione ad effetto sanante di
importo predeterminato, si applica il procedimento di
cui all’articolo 34, a condizione che la ricevuta del
versamento della sanzione prevista dalle norme
vigenti sia allegata alla dichiarazione autocertificativa.
1 ter. Nei casi di cui al comma 1 bis, il titolo
abilitativo per l’effettuazione di qualsiasi intervento
edilizio può essere acquisito anche contestualmente a
quello per la sanatoria, attraverso la presentazione di
un’unica dichiarazione autocertificativa.”;
b) al comma 2 i primi due periodi sono sostituiti dai
seguenti: “La possibilità di presentare una
dichiarazione autocertificativa al SUAPE non può
essere subordinata alla preventiva acquisizione di atti
di assenso di qualsiasi genere al di fuori del
procedimento unico. In deroga ai termini previsti per i
procedimenti in conferenza di servizi di cui all’articolo
37, per l’emissione della determinazione motivata di
conclusione del procedimento unico è, comunque,
necessario attendere il perfezionamento delle seguenti
tipologie di atti di assenso:”.
9. L’articolo 42 della legge regionale n. 24 del 2016 è
sostituito dal seguente:
“Art. 42 (Oneri istruttori e tariffe)
1. In relazione ai procedimenti disciplinati nel
presente titolo, sono posti a carico dell’interessato le
spese e i diritti previsti da disposizioni di leggi statali e
regionali vigenti nelle misure stabilite dalle stesse.
Possono essere, altresì, previsti diritti di istruttoria per
l’attività propria del SUAPE la cui misura non sia
superiore a quella stabilita con deliberazione della
Giunta regionale, nella quale sono previsti importi
massimi differenziati a seconda dei tempi medi di
conclusione del procedimento da parte del SUAPE.
2. In relazione ai contributi di costruzione previsti dal
decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del
2001, la Giunta regionale, nel rispetto delle
competenze delle autonomie locali, dispone gli indirizzi
per la loro determinazione.
3. La Regione favorisce la riduzione degli oneri a
carico dei cittadini anche con l’attribuzione di
premialità sui finanziamenti regionali agli enti locali.
4. Per i procedimenti conclusi con oltre quindici
giorni di ritardo l’interessato ha diritto al rimborso
integrale dei diritti di istruttoria corrisposti per l’attività
propria del SUAPE.”.

Capo III Disposizioni in materia di prestazioni energetiche

Sezione I Prestazioni energetiche in edilizia

Art. 49 Attestati di prestazione energetica degli edifici

1. L’obbligo di dotazione e allegazione dell’Attestato
di prestazione energetica degli edifici è escluso per i
casi di cui all’appendice A dell’Allegato 1 del decreto
interministeriale 26 giugno 2015 (Adeguamento del
decreto Ministero dello sviluppo economico, 26 giugno
2009 – Linee guida nazionali per la certificazione
energetica degli edifici) e di cui ai seguenti punti:
a) i trasferimenti a titolo oneroso, verso chiunque, di
quote immobiliari indivise e di autonomo trasferimento
del diritto di nuda proprietà o di diritti reali parziari, e
nei casi di fusione, di scissione societaria, di atti
divisionali;
b) gli edifici o le singole unità immobiliari oggetto di
atti di donazione, comodato d’uso o trasferimenti,
comunque denominati, a titolo gratuito;
c) i provvedimenti di assegnazione della proprietà o
di altro diritto reale conseguenti a procedure esecutive
singole o concorsuali;
d) gli edifici dichiarati inagibili;
e) gli edifici o le singole unità immobiliari di edilizia
residenziale pubblica esistenti concessi in locazione
abitativa;
f) la locazione di porzioni di unità immobiliari.

Art. 50 Impianti termici

1. I generatori di calore alimentati a biomasse
combustibili solide rispettano i valori minimi di
rendimento e di emissione corrispondenti:
a) alla classe 3 stelle di cui alla tabella 1 dell’allegato
1 al decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare 7 novembre 2017, n. 186
(Regolamento recante la disciplina dei requisiti, delle
procedure e delle competenze per il rilascio di una
certificazione dei generatori di calore alimentati a
biomasse combustibili solide) se installati dal 1°
gennaio 2019;
b) alla classe 4 stelle di cui alla tabella 1 dell’allegato
1 al decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare n. 186 del 2017 se installati dal
1° gennaio 2020.

Art. 51 Controlli sugli attestati di prestazione energetica degli edifici

1. Sono di competenza della Regione i controlli sulla
qualità del servizio di certificazione energetica degli
edifici.

Sezione II Infrastrutture

Art. 52 Misure per la diffusione dell’utilizzo del GNC, del GNL e dell’elettricità nel trasporto stradale

1. In applicazione dell’articolo 18 del decreto
legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 (Disciplina di
attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla
realizzazione di una infrastruttura per i combustibili
alternativi) il presente articolo reca disposizioni per la
diffusione del gas naturale compresso (GNC), del gas
naturale liquefatto (GNL) e dell’elettricità nel trasporto
stradale.
2. Nel caso di autorizzazione alla realizzazione di
nuovi impianti di distribuzione carburanti e di
ristrutturazione totale degli impianti di distribuzione
carburanti esistenti è fatto obbligo di dotare i medesimi
di infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata
almeno veloce di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e),
punto 1), del decreto legislativo n. 257 del 2016 e di
rifornimento di GNC o GNL anche in esclusiva
modalità self service. Non sono soggetti a tale obbligo
gli impianti di distribuzione carburanti localizzati nelle
aree svantaggiate già individuate dalle disposizioni
regionali di settore. Ove ricorrono
contemporaneamente le impossibilità tecniche di cui al
comma 5, lettere a), b) e c) è fatto obbligo di dotare gli
impianti di distribuzione di infrastrutture di rifornimento
del GPL.
3. Per tutti gli impianti di distribuzione di carburanti
stradali già esistenti al 31 dicembre 2015, che hanno
erogato nel corso del 2015 un quantitativo di benzina e
gasolio superiore a 10 milioni di litri e che si trovano
nel territorio delle province i cui capoluoghi hanno
superato il limite delle concentrazioni di PM10 per
almeno due anni su sei negli anni dal 2009 al 2014 di
cui all’allegato IV del decreto legislativo n. 257 del
2016, è fatto obbligo di presentare entro il 31 dicembre
2018 un progetto al fine di dotarsi di infrastrutture di
ricarica elettrica e di distribuzione di GNC o GNL, da
realizzare nei successivi ventiquattro mesi dalla data
di presentazione del progetto.
4. Per tutti gli impianti di distribuzione di carburanti
stradali esistenti al 31 dicembre 2017 che abbiano
erogato nel corso del 2017 un quantitativo di benzina e
gasolio superiore a 5 milioni di litri e che si trovano nel
territorio delle province i cui capoluoghi hanno
superato il limite delle concentrazioni di PM10 per
almeno due anni su sei negli anni dal 2009 al 2014 di
cui all’allegato IV del decreto legislativo n. 257 del
2016, è fatto l’obbligo di presentare entro il 31
dicembre 2020 un progetto al fine di dotarsi di
infrastrutture di ricarica elettrica e di distribuzione di
GNC o GNL, da realizzare nei successivi ventiquattro
mesi dalla data di presentazione del progetto.
5. Gli obblighi di cui ai commi 2, 3 e 4 sono
compatibili con altre forme di incentivazione e si
applicano, fatta salva la sussistenza di una delle
seguenti impossibilità tecniche fatte valere dai titolari
degli impianti di distribuzione e verificate e certificate
dall’ente che rilascia l’autorizzazione all’esercizio
dell’impianto di distribuzione dei carburanti:
a) accessi e spazi insufficienti per motivi di sicurezza
ai sensi della normativa antincendio, esclusivamente
per gli impianti già autorizzati alla data di entrata in
vigore del decreto legislativo n. 257 del 2016;
b) per il GNC: lunghezza delle tubazioni per
l’allacciamento superiore a 1.000 metri tra la rete del
gas naturale e il punto di stoccaggio del GNC e
pressione della rete del gas naturale inferiore a 3 bar;
c) distanza dal più vicino deposito di
approvvigionamento del GNL via terra superiore a
1.000 chilometri.
6. Al fine di promuovere l’uso di carburanti a basso
impatto ambientale nel settore dei trasporti, è
consentita l’apertura di nuovi impianti di distribuzione
mono-prodotto, ad uso pubblico, che erogano gas
naturale, compreso il biometano, sia in forma
compressa (GNC), sia in forma liquida (GNL), e di
nuovi punti di ricarica di potenza elevata almeno
veloce di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e), punto
1) del decreto legislativo n. 257 del 2016.
7. Fermi restando i termini di cui al presente articolo,
per ottemperare agli obblighi di cui ai commi 3 e 4, il
titolare dell’impianto di distribuzione carburanti può
dotare del prodotto GNC o GNL e di ricarica elettrica di
potenza elevata almeno veloce di cui all’articolo 2,
comma 1, lettera e), punto 1) del decreto legislativo n.
257 del 2016 un altro impianto nuovo o già nella sua
titolarità, ma non soggetto ad obbligo, purché sito
nell’ambito territoriale della stessa provincia e in
coerenza con le disposizioni della programmazione
regionale.

Titolo VI Disposizioni in materia di sanità e politiche sociali

Capo I Disposizioni in materia di sanità e politiche sociali

Art. 53 Durata delle attestazioni o certificazioni di malattie croniche

1. Le attestazioni o le certificazioni di malattie
croniche o di condizioni di salute necessarie al fine di
ottenere prestazioni sanitarie, socio-sanitarie o sociali
nel territorio regionale producono effetti sino
all’eventuale regressione della malattia o della
condizione di salute ad un livello non più compatibile
con l’ottenimento della prestazione.
2. L’eventuale regressione delle malattie o delle
condizioni di salute di cui al comma 1 è comunicata
dal medico curante alle pubbliche amministrazioni
erogatrici della prestazione.
3. La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore
competente in materia di sanità, individua le malattie e
le condizioni di salute di cui al comma 1, inserendole
in un apposito elenco da pubblicarsi sul Bollettino
ufficiale della Regione autonoma della Sardegna
(BURAS).

Titolo VII Disposizioni in materia di turismo, commercio e artigianato

Capo I Disposizioni in materia di turismo, commercio e artigianato

Art. 54 Affidamento in gestione dei distributori di carburanti

1. L’affidamento in gestione di un impianto per la
distribuzione di carburanti non costituisce subingresso
nell’autorizzazione di cui all’articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32
(Razionalizzazione del sistema di distribuzione dei
carburanti, a norma dell’articolo 4, comma 4, lettera c),
della legge 15 marzo 1997, n. 59), ed è soggetto a
comunicazione al comune competente per territorio.

Art. 55 Forme speciali di vendita

1. Per l’esercizio del commercio al dettaglio
mediante forme speciali di vendita di cui all’articolo 3,
comma 8, della legge regionale 18 maggio 2006, n. 5
(Disciplina generale delle attività commerciali) non è
dovuto alcun titolo abilitativo aggiuntivo in tutti i casi in
cui tale forma di vendita sia accessoria ad altra
modalità di commercio al dettaglio per la quale la
medesima ditta sia in possesso di regolare titolo
abilitativo.

Art. 56 Modifiche alla legge regionale n. 9 del 1999 (Registro regionale degli operatori del turismo subacqueo)

1. Dopo il comma 2 dell’articolo 5 della legge
regionale 26 febbraio 1999, n. 9 (Norme per la
disciplina dell’attività degli operatori del turismo
subacqueo), è aggiunto il seguente:
“2 bis. L’iscrizione all’Elenco regionale degli
Operatori del turismo subacqueo – Sezione centri di
immersione subacquea, non necessita di rinnovo.”.

Titolo VIII Disposizioni in materia di politiche del lavoro e formazione professionale

Art. 57 Modifiche all’articolo 34 della legge regionale n. 9 del 2016 (Modalità attuative)

1. Nell’articolo 34 della legge regionale 17 maggio
2016, n. 9 (Disciplina dei servizi e delle politiche per il
lavoro), l’ultimo periodo è sostituito dal seguente:
“Decorsi tali termini il parere si intende favorevolmente
espresso e la Giunta regionale provvede ad adottare
gli atti definitivi.”.

Art. 58 Modifiche all’articolo 37 della legge regionale n. 9 del 2016 (Personale)

1. Dopo il comma 10 dell’articolo 37 della legge
regionale n. 9 del 2016, è aggiunto il seguente:
“10 bis. A valere sulle risorse stanziate nella
missione 15 – programma 01 – titolo 1 il personale di
cui al comma 1 è inquadrato nei ruoli regionali nelle
categorie e nei livelli retributivi corrispondenti alla
professionalità posseduta al momento del passaggio
dalle province alla Regione, con la salvaguardia della
retribuzione individuale di anzianità maturata e degli
assegni personali in godimento.”.

Art. 59 Disposizioni in materia di formazione professionale

1. I soggetti ricompresi nell’elenco di cui alla
determinazione n. 4578 prot. n. 43229 del 4 ottobre
2018 del Direttore generale dell’Assessorato regionale
del lavoro, formazione professionale, cooperazione e
sicurezza sociale che, alla data del 15 dicembre 2018,
abbiano fatto ricorso al Tribunale amministrativo
regionale avverso la medesima determinazione, sono
iscritti d’ufficio alla lista speciale ad esaurimento di cui
all’articolo 6, comma 1, lettera f) della legge regionale
5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008), degli
aventi diritto ai sensi dell’articolo 11, comma 4, della
legge regionale 11 gennaio 2018, n. 1 (Legge di
stabilità 2018).

Titolo IX Disposizioni in materia di organizzazione regionale

Capo I Disposizioni in materia di organizzazione regionale

Art. 60 Ufficio per l’attuazione del programma ENI CBC Bacino del Mediterraneo

1. L’ufficio di cui all’articolo 6, comma 17, della legge
regionale n. 2 del 2007, come modificata dall’articolo 2
della legge regionale 4 agosto 2011, n. 16 (Norme in
materia di organizzazione e personale), prosegue la
sua attività a supporto dell’attuazione del programma
ENI CBC Bacino del Mediterraneo secondo criteri e
modalità definiti dalla Giunta regionale nel rispetto
della normativa comunitaria vigente.
2. L’Amministrazione regionale attua la presente
legge senza ulteriori oneri a carico della finanza
regionale per gli anni 2019-2021, mediante impiego di
risorse già stanziate con il bilancio regionale per gli
stessi anni.

Art. 61 Progressioni professionali

1. Al personale del comparto di contrattazione
regionale che abbia maturato i requisiti per le
progressioni professionali per l’anno 2018 e non sia
transitato nel livello economico superiore, sono
riconosciuti gli effetti giuridici della progressione con
decorrenza dal 1° gennaio 2018. Tale decorrenza ha
valore ai fini del calcolo della permanenza effettiva in
servizio nel livello retributivo.

Art. 62 Modifiche all’articolo 3 della legge regionale n. 29 del 2018 (Processo di inserimento)

1. Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 2
agosto 2018, n. 29 (Disposizioni in materia di
personale della categoria “assuntori” operante in
Sardegna in base alla legge n. 14 del 1965 e
costituzione della “Lista ad esaurimento assuntori”), la
frase “tramite bando pubblico” è soppressa.

Art. 63 Contratti di locazione degli immobili di proprietà regionale

1. Ai nuovi contratti di locazione di immobili di
proprietà regionale adibiti ad uso diverso da quello
abitativo si applica l’articolo 38 della legge 27 luglio
1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili
urbani), e successive modifiche ed integrazioni. Ai
medesimi contratti, in caso di rinnovo o nuova
locazione, una volta esperite le preliminari indagini di
mercato secondo le modalità previste dall’articolo 2 del
decreto del presidente della Repubblica 13 settembre
2005, n. 296 (Regolamento concernente i criteri e le
modalità di concessione in uso e in locazione dei beni
immobili appartenenti allo Stato), si applica l’articolo 40
della legge n. 392 del 1978, e successive modifiche ed
integrazioni.

Titolo X Istituzione della Fondazione circuito multidisciplinare per lo spettacolo dal vivo

Capo I Istituzione della Fondazione circuito multidisciplinare per lo spettacolo dal vivo

Art. 64 Istituzione della Fondazione circuito multidisciplinare per lo spettacolo dal vivo

1. A fine di promuovere lo sviluppo e la diffusione del
teatro, della danza, della musica e del circo
contemporaneo e per il conseguimento delle finalità
previste dall’articolo 1 della legge regionale 6
dicembre 2006, n. 18 (Disciplina delle attività di
spettacolo in Sardegna) è costituita, per iniziativa della
Regione, che ne è socio fondatore, la “Fondazione
circuito multidisciplinare per lo spettacolo dal vivo”, di
seguito Fondazione, quale ente non avente scopo di
lucro con sede in Cagliari, costituita con atto pubblico
secondo le procedure fissate dal Codice civile entro
sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente
legge.
2. Alla Fondazione possono partecipare in qualità di
soci altri soggetti e organismi pubblici o privati che
svolgono la propria attività nell’ambito delle finalità
della Fondazione previste dal comma 4 e che ne
facciano richiesta secondo le modalità previste nello
statuto della Fondazione e dal Codice civile.
3. La Fondazione acquisisce l’attuale organismo di
spettacolo per l’organizzazione del Circuito regionale
multidisciplinare della Sardegna di cui all’articolo 37 e
seguenti del decreto ministeriale 27 luglio 2017
(Ce.D.A.C.) e può acquisire rami di azienda, e/o
subentrare in tutti i rapporti giuridici patrimoniali di altre
associazioni, fondazioni e cooperative sociali già
operanti nel settore dello spettacolo dal vivo nel
rispetto delle disposizioni previste nello statuto e nel
Codice civile.
4. La partecipazione della Regione è subordinata
alla condizione che la Fondazione persegua i seguenti
scopi principali:
a) organizzare e gestire il Circuito regionale
multidisciplinare della Sardegna di cui all’articolo 37 e
seguenti del decreto ministeriale 27 luglio 2017
razionalizzando i servizi di distribuzione dello
spettacolo dal vivo in collegamento con le linee
programmatiche e le politiche del Ministero dei beni e
delle attività culturali province e dei comuni della
Sardegna;
b) agire come struttura stabile professionalmente
qualificata per la distribuzione sui territorio regionale di
manifestazioni culturali e di pubblico spettacolo con
particolare riferimento alla diffusione e decentramento
di spettacoli teatrali di prosa musica e danza
instaurando rapporti di collaborazione con enti singoli
o consorziati pubblici e privati;
c) favorire l’attività del teatro e dello spettacolo in
genere apportando contributi tecnico organizzativi e
promuovendo la formazione, la qualificazione e
l’aggiornamento professionale;
d) promuovere rassegne di spettacoli, festival,
manifestazioni straordinarie residenze artistiche e
progetti speciali;
e) agevolare e sostenere produzioni di compagnie
locali di livello professionale, anche attraverso forme di
compartecipazione agli allestimenti;
f) promuovere la diffusione della cultura teatrale,
coreutica e musicale nelle scuole di ogni ordine o
grado anche con laboratori e master;
g) promuovere mostre pubblicazioni convegni
seminari e iniziative di studio e ricerca anche in
collaborazione con università e istituti specializzati;
h) promuovere incontri con il pubblico anche
mediante formule associative e di gestione partecipata
delle attività.
5. La Fondazione dispone di un proprio statuto
approvato dalla Giunta regionale con propria
deliberazione previo parere della Commissione
consiliare competente in materia di cultura, che si
esprime entro venti giorni. Con la medesima
deliberazione la Giunta regionale autorizza il
Presidente della Regione o un suo delegato a
sottoscrivere l’atto costitutivo e a compiere tutti gli atti
necessari al fine di perfezionare la partecipazione
della Regione alla Fondazione.
6. Lo statuto disciplina le finalità, il patrimonio e le
modalità di finanziamento delle attività, la
composizione, i modi di formazione e il funzionamento
degli organi sociali, le modalità di esercizio del
controllo e della vigilanza della Regione e gli altri
aspetti previsti dalle norme del Codice civile. Lo
statuto può attribuire alla Fondazione ulteriori finalità,
strumentali e accessorie al raggiungimento dei propri
scopi purché compatibili con quelle indicate dal
presente articolo.
7. La Giunta regionale, inoltre, designa, con propria
deliberazione, i rappresentanti della Regione negli
organi della Fondazione secondo quanto previsto nel
suo statuto e nel rispetto della normativa vigente.
8. La Fondazione presenta, entro il 30 novembre
dell’anno precedente a quello a cui si riferisce
l’esercizio, il proprio programma di attività corredato
dalla quantificazione delle esigenze finanziarie
necessarie al raggiungimento degli obiettivi annuali.
Entro il 30 aprile di ogni anno, la Fondazione presenta
alla Giunta regionale una relazione sull’attività svolta
nell’anno precedente e sui risultati ottenuti.
9. La Regione partecipa alla Fondazione con un
contributo per lo svolgimento delle attività istituzionali
determinato in euro 700.000 annui.
10. Il contributo di cui al comma 8 attualmente
erogato ai sensi dell’articolo 8, comma 8, lettera a)
della legge regionale n. 1 del 2018, è erogato a favore
della Fondazione a decorrere dalla sua costituzione.
La Regione sospende l’erogazione del contributo per
gravi e reiterate violazioni dello statuto della
Fondazione.
11. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente
articolo, determinati in euro 700.000 annui a decorrere
dall’anno 2019, si provvede per gli anni 2019, 2020 e
2021 mediante utilizzo delle risorse stanziate per le
stesse finalità in conto della missione 05 – programma
02 – titolo 1 – capitolo SC05.0923 del bilancio di
previsione della Regione 2019-2021 e, a decorrere
dall’anno 2022, con legge di bilancio dei singoli
esercizi finanziari.


La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino
ufficiale della Regione.


E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione.


Data a Cagliari, addì 11 gennaio 2019
Pigliaru


Allegato A

Leggi regionali espressamente abrogate

legge regionale 19 dicembre 1988, n. 45 (Disciplina della distribuzione dei  carburanti in Sardegna)

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